di Alessandro Napolitano

bagnoliQUARTO – No agli impianti geotermici, almeno fino a quando non verrà fatta chiarezza sulla loro effettiva pericolosità. C’è scetticismo al Comune, dove il sindaco Rosa Capuozzo ed il caposettore Ambiente esprimono più di un dubbio sull’idea di installare queste strutture. Soprattutto in una zona ad alto rischio sismico, come quella che riguarda anche la cittadina flegrea, entrata di recente nella nuova perimetrazione della così detta “Zona Rossa”.

TROPPI DUBBI – Via De Nicola sottolinea la «perplessità sui rischi e benefìci derivanti dall’attuazione, seppur sperimentale, di tale attività. In particolare sono stati posti sotto esame gli eventi sismici avvenuti nell’anno 2012 in Emilia Romagna dove, secondo numerosi studiosi, “non può essere escluso” che l’attività dell’uomo nell’area possa aver contribuito al verificarsi del sisma, derivanti essenzialmente dall’attività di estrazione di petrolio e iniezione dei fluidi che hanno irreparabilmente alterato l’equilibrio della crosta terrestre negli strati profondi».

SCELTA INOPPORTUNA – Quantomeno inopportuno viene ritenuta, come detto, l’idea di scegliere proprio i Campi Flegrei per le trivellazioni: «La localizzazione degli impianti geotermici, di cui si tratta, nei siti dove è maggiore l’attività vulcanica nel sottosuolo impatta in modo energico con aree che sono a forte densità abitativa (Pozzuoli, Bacoli, Ischia e area ex Italsider di Bagnoli), a tal proposito il geologo Franco Ortolani, già nel maggio scorso sottolineava la possibile pericolosità dal punto di vista sismico derivante dall’azione di estrazione e re-iniezione di fluidi ad alta pressione negli strati profondi della crosta terrestre, dove naturalmente si sviluppano le attività sismiche».

“COMUNI SENZA POTERI” Infine, il sindaco ed il caposettore puntano il dito contro una sorta di sottrazione di “potere” agli enti locali, avvenuta con i provvedimenti varati durante il governo Monti: «Per tali motivazioni, per le osservazioni proposte da tempo da gruppi ambientalisti (che hanno analizzato gli effetti di tali attività di estrazione sul territorio sia dal punto di vista sismico e sia per il rischio di inquinamento delle falde acquifere circostanti le aree di perforazione), nonché per il rilevante impatto ambientale che può ricadere sulla popolazione residente (anche per la sola attuazione di un progetto pilota e quindi di natura sperimentale), si ribadisce ancora una volta la necessità di un approfondimento tecnico — specialistico della materia acquisendo i necessari pareri scientifici di orientamento al fine di salvaguardare l’area del Campi Flegrei, invitando, quindi, alla partecipazione gli Enti Locali che, prima del Governo Monti, avevano voce in capitolo».