QUARTO«Ma chi te sape?» Chissà cosa penseranno gli addetti allo “sbobinamento” di quanto detto in consiglio comunale durante l’ultima assise: un’espressione che probabilmente mai si era sentita nell’emiciclo di piazzale Europa. Ma a colpire maggiormente è sapere che a pronunciare quelle parole sia colei che mai in aula si era abbandonata ad un simile linguaggio, per di più in dialetto, da essa stessa mai utilizzato. A perdere le staffe, seppur per pochi istanti, è stata Rosa Capuozzo durante un battibecco con il presidente del consiglio Giovanni Cecere, iniziato con uno scambio di «Non si permetta» mentre si discuteva sull’opportunità o meno di inserire un emendamento nella così detta “cartella”, il plico in dotazione ai consiglieri che contiene i documenti che dovranno essere discussi in aula.

AMMESSO L’ERRORE – «Ho sbagliato e non dovrebbe mai accadere, è stato un momento di forte tensione – ci ha poi detto l’ex sindaco – E’ giusto che ognuno di noi rispetti il ruolo degli altri, senza dimenticare che rappresentiamo una sorta di specchio degli elettori che ci hanno votato». E che vi vedono anche, aggiungiamo. Già, perché è ormai da troppo tempo che durante i lavori consiliari si alza troppo la voce, si interrompe chi sta parlando con interventi fuori microfono e poco consoni al ruolo che si ha l’onore di ricoprire. Un brutto spettacolo, dunque, che tirare fuori per nulla ha a che vedere con la doverosa “grinta” che ogni rappresentante deve tirare fuori per esporre i propri argomenti. Quella della Capuozzo – che, ripetiamo, mai aveva reagito in aula in quel modo –è stata senza dubbio un’uscita incongrua, così come quelle di alcuni colleghi. Ma questa volta ci facciamo una risata sopra. Solo questa volta, però.