QUARTO – “Ti impicchiamo fuori la porta…tanto sappiano dove abita tua figlia…veniamo a spararvi quando sara’ il momento”. Erano questi i toni utilizzati dai Polverino per convincere Teodoro Giannuzzi a ritrattare. Minacce e intimidazioni poi seguite da un furto in abitazione con conseguente devastazione di arredi e suppellettili. Unico modo per condizionare Teo era minacciare la sua famiglia, in particolare moglie, figlie e suocero. Secondo il giudice per le indagini preliminari, Francesca Ferri, i componenti del gruppo Polverino-Orlando, che hanno radici sia tra Pozzuoli, Quarto e Arco Felice, zona Flegrea della provincia di Napoli, sia a Marano, area collinare, volevano in ogni modo far ritrattare le accuse di Teodoro Giannuzzi, esponente di basso rango della criminalità organizzata ma grande conoscitore del mondo della droga, e, soprattutto, dei luoghi dove si nascondevano i latitanti. Tutto e’ riportato nelle pagine dell’ordinanza e in particolare le denunce che sono state fatte dai familiari del pentito. Il mandante è Cristofaro Candela, referente apicale della cosca nella zona di Quarto. Era lui a temere di più le dichiarazioni di Teo. “Che sta dicendo? Digli di far stare tranquille otto persone della zona di Marano, compagni miei”, disse nell’agosto del 2017 al suocero del neo pentito.