QUARTO – Nuovo passo avanti per la destinazione della villa confiscata al capozona Roberto Perrone a fini sociali. Nei giorni scorsi, infatti, c’è stata la prima seduta pubblica per la “scrematura” delle richieste di affidamento fatte arrivare al Comune.

I PARTECIPANTI – In quattro hanno partecipato, attraverso diverse “Ats”, vale a dire associazioni temporanee di scopo. Dopo l’apertura delle buste, alla fine sono rimasti soltanto in due a doversi contendere l’utilizzo della struttura di via Campana. Due dei partecipanti sono stati esclusi fin da subito, mentre un altro è stato ammesso con riserva. Ammessa a pieno titolo, infine, una quarta Ats. Ora la commissione dovrà decidere quale tra chi è rimasto in corsa si aggiudicherà i circa mille metri quadrati a disposizione, disposti su più livelli e con una vista panoramica dall’alto della città.

IL SEQUESTRO E LA CONFISCA – Al sequestro della villa, ne seguì la confisca nel 2007, poi divenuta definitiva sei anni dopo. Perrone, a lungo braccio destro del boss Giuseppe Polverino, decise di collaborare con la giustizia pochi mesi dopo l’arresto del 2011, quando a finire in manette furono ben 40 persone.

IL SUPER PENTITO – Grazie alle copiose dichiarazioni del pentito di camorra, l’Antimafia di Napoli è riuscita ad andare avanti in tantissime indagini riguardanti gli affari sporchi anche di altre organizzazioni criminali. Non ultimo l’efferato duplice omicidio dei boss Raffaele Bellofiore e Domenico Sebastiano, risalente al giugno del 1997. Per quella vicenda sono stati condannati all’ergastolo Gennaro Longobardi, Gaetano Beneduce, Salvatore Cerrone e Nicola Palumbo. Gli ultimi due erano a capo dell’ala quartese del clan Longobardi-Beneduce, conosciuti come “quelli del Bivio”.