di Alessandro Napolitano

Giuseppe Polverino
Il boss Giuseppe Polverino negli anni ’90

QUARTO – La città si prepara a tornare al voto, ma in un clima che si spera sia molto diverso da quello degli ultimi anni. In carcere ci sono decine di affiliati al clan Polverino, compreso il boss Giuseppe Polverino. Che secondo l’Antimafia avrebbe influenzato, attraverso l’organizzazione da lui capeggiata, anche la macchina comunale. Pressioni, intimidazioni, pestaggi. Tutto sarebbe stato utilizzato per far sì che chi sedeva in consiglio comunale “obbedisse” ai voleri del clan. E non ci sarebbe soltanto la storia recente, ma anche episodi per molti finiti nel dimenticatoio.

UNA STORIA CHE RISALE A 30 ANNI FA – Che affondano le radici ad oltre 30 anni fa, quando a spadroneggiare a Quarto erano i Nuvoletta, da cui poi si sarebbe man mano staccato “Peppe ‘o barone” per dar vita all’organizzazione che porta il suo nome. Chi si opponeva agli interessi della camorra finiva per subire la violenza del clan. Come l’assessore all’Urbanistica che il 14 febbraio del 1982 vide la sua macchina saltare in aria. Secondo i magistrati l’uomo politico era contrario al silenzio-assenso per quanto riguardava il rilascio delle concessioni edilizie. Il 29 novembre dello stesso anno vennero incendiati il garage e le auto dell’allora sindaco. Nell’ottobre dell’anno successivo una bomba piazzata sotto una ruspa di una ditta edile esplose. Il titolare rinunciò all’incarico che il Comune gli aveva dato: abbattere le case abusive. I tre episodi finiranno nell’inchiesta che culminò con la condanna di Giuseppe Polverino per estorsione. Era il 22 marzo del 1986. Nonostante l’intervento della magistratura, però, il clima rimase pressoché lo stesso anche negli anni successivi. Il 16 maggio del 1989 viene crivellata da numerosi colpi di pistola l’auto di un consigliere comunale che si opponeva alla speculazione edilizia. Dopo una telefonata minatoria, l’uomo si dimise.

GLI ANNI 90 – Negli anni successivi, tra il 1990 ed il 1991, lo stesso politico sarebbe stato invitato a recarsi presso l’abitazione di Giuseppe Polverino che lo “invitava” a non attaccare più il partito che in quel momento aveva il maggiore potere anche a livello locale: la Democrazia Cristiana. Il 18 giugno del 1990 le auto di alcuni esponenti socialisti vengono prese di mira e ridotte a colabrodo con colpi d’arma da fuoco, dopo che in giunta era stato nominato un uomo poco gradito al clan. Il 30 gennaio del 1992 viene massacrato di botte un componente della commissione edilizia che con la sua assenza non aveva permesso all’organo comunale di deliberare. Alcuni giorni dopo lo stesso viene costretto a partecipare alla commissione. Uno dei membri sarebbe stato addirittura prelevato a casa di un suo amico, dove si era nascosto per paura. Grazie a quanto deciderà la commissione verrà data la possibilità al cognato di Ciro Nuvoletta di realizzare un importante insediamento edilizio. Ad aprile dello stesso anno il consiglio comunale viene sciolto per infiltrazioni camorristiche. Vent’anni dopo accadrà la stessa cosa.