QUARTO – Un ordine di sospensione di abbattimento arrivato quando oramai le ruspe erano già entrate in azione. È l’assurda quanto intricata vicenda giudiziaria che stanno vivendo coloro che fino a pochi giorni fa abitavano in una palazzina di via Pisani, al confine tra Quarto e Napoli. Una struttura, tra l’altro, che al piano terra ospitava anche il panificio di famiglia, unica fonte di reddito.

LA DECISIONE A DEMOLIZIONE AVVENUTA – A decretare lo stop alla demolizione in attesa che si pronunci la Cassazione è stata la Corte d’Appello di Napoli, che ha fatto riferimento all’impatto avrebbe avuto «l’esecuzione dell’ordine di demolizione nelle condizioni di vita degli istanti». Peccato che le conseguenze già ci siano state ed appare francamente difficile tornare indietro. Eppure, saranno gli stessi ex inquilini ora a chiedere alla Procura ciò che di solito viene imposto a chi è accusato di abuso edilzio, vale a dire il ripristino dello stato dei luoghi. In altre parole chiederanno la riedificazione della palazzina, cosa che ha ben poche speranze di realizzarsi.

LE RUSPE 25 ANNI DOPO L’ABUSO – Come detto, si tratta di una vicenda contorta e che ha radici lontane. Era il 1994 quando venne realizzato il manufatto poi ritenuto abusivo. Nel 1999 la Corte d’Appello condanna i responsabili con una sentenza poi divenuta irrevocabile l’anno successivo. Nel dispositivo si impone anche l’abbattimento a carico dei condannati. Trascorre quasi un ventennio e soltanto nel 2019 viene fissata la data per l’inizio della demolizione: lo scorso 25 novembre. Nel frattempo più ricorsi alla stessa Corte d’Appello vengono rigettati, ma non l’ultimo. Tutto ciò dopo che il legale di fiducia della famiglia degli ex occupanti, l’avvocato Bruno Molinaro, decide mettere in atto una istanza di rinvio pregiudiziale, fino ad adire la Corte di Giustizia europea. Con l’ultimo ricorso, inoltre, viene anche sottolineato come a bocciarne i precedenti sia stato sempre lo stesso collegio giudicante, che poi avrebbe fermato fuori tempo massimo le ruspe, rimandando ad una successiva decisione della suprema corte.

“VICENDA PARADOSSALE” – «Questa vicenda è paradossale perché dimostra che il sistema giudiziario è avvitato su se stesso e non di rado è preda di cortocircuiti interpretativi di norme confuse e tra loro contraddittorie – spiega l’avvocato Molinaro – che vanno ben oltre la fisiologica dialettica processuale, con grave danno per i cittadini che invocano tutela contro abusi e soprusi. Si impone un intervento del legislatore che da anni latita in questo campo, solo perché considerato “un campo minato”. O lo Stato è in grado di demolire tutto ciò che c’è da demolire o, se ciò non è possibile, bisogna procedere graduando gli abbattimenti, collocando le case di necessità all’ultimo posto della graduatoria».