di Gennaro Del Giudice

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Il boss Nicola Palumbo detto “Faccia abbuffata”

QUARTO – Diecimila euro come tangente per rimanere nella casa assegnata dal Comune di Quarto. E’ quanto pretendeva il boss Nicola Palumbo, 50 anni, alias “Faccia abbuffata”, arrestato la scorsa notte dai carabinieri insieme al suo autista e ad una terza persona incensurata, per tentata estorsione con l’aggravante delle modalità mafiose. I tre, davanti al rifiuto della vittima di versare la somma, avevano minacciato e intimato di lasciare l’abitazione entro il giorno di Natale. In caso contrario, secondo le logiche dei clan, sarebbero stati guai per gli occupanti. “Faccia abbuffata”, sottoposto alla misura di sorvegliato speciale, è attualmente considerato il reggente del clan Longobardi, operante nei comuni di Pozzuoli e Quarto.

 

FUGA NELLE CAMPAGNE – Il blitz è stato condotto dai carabinieri della Nucleo Operativo e Radiomobile diretto dal Tenente Gianfranco Galletta, in seguito alle indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Napoli. Durante l’operazione “Faccia abbuffata” ha tentato la fuga attraverso le campagne che circondano la sua abitazione, ma è stato bloccato e arrestato dai militari. Dopo la notizia della sua cattura in tanti, tra parenti e amici del boss, si sono riversati all’esterno della caserma della Compagnia Carabinieri di Pozzuoli, poi in tarda serata il trasferimento presso il carcere di Secondigliano.

 

ULTIMATUM ALLA VITTIMA – I tre, secondo le indagini condotte dalla DDA, avevano richiesto alla vittima una somma di 10mila euro come prezzo per “acquistare” un alloggio popolare di proprietà del comune in un primo momento assegnato all’incensurato finito in manette insieme al boss. L’uomo, già proprietario di un immobile nel quale viveva, aveva sub-affittato l’abitazione assegnatagli dal comune di Quarto. Una incompatibilità emersa durante un censimento comunale, che causava la perdita della disponibilità dell’appartamento che veniva assegnato al nucleo familiare della vittima. A quel punto scattava la richiesta di danaro, ben 10mila euro che la vittima si rifiutava di pagare ricevendo in cambio minacce e l’ultimatum di lasciare la casa entro Natale.

 

REGGENTE DEL CLAN – Nicola Palumbo, nato a Quarto il 15 novembre del 1964, è uno dei personaggi che hanno segnato gli ultimi 15 anni di storia della criminalità flegrea. Un pezzo da novanta arrestato dai carabinieri e già finito in manette nel 2003 dopo 4 mesi di latitanza in seguito all’operazione “Caronte” che portò 36 persone in carcere per le tangenti al mercato di Pozzuoli. Da sempre vicino al boss Gennaro Longobardi, Nicola Palumbo fu arrestato anche nel 2011 durante l’operazione denominata “Penelope” che portò in carcere 84 affiliati al clan Longobardi-Beneduce, assolto in primo grado e poi condannato in appello a 13 anni e 4 mesi di reclusione. Nell’agosto del 2012 finì in manette con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata a rapine, estorsioni e ricettazione il fratello di Nicola, Luigi Palumbo, 38 anni, preso a Giugliano dopo una latitanza di nove mesi.