il boss Giuseppe Polverino appena estradato in Italia,
il boss Giuseppe Polverino appena estradato in Italia, il 4 maggio 2012

QUARTO – Associazione di stampo mafioso, traffico di droga e favoreggiamento personale aggravato. Sono queste le accuse a vario titolo formulate nei confronti di tre persone ritenute legate al clan Polverino, egemone nell’area flegrea. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere riguarda Gianluca Troise, Ciro Esposito e Vito Bruzzerio. Secondo la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli i tre soggetti sarebbero coinvolti in un importante traffico di stupefacenti lungo la tratta Marocco-Spagna-Italia, rifornendo di droga diverse regioni. A spiccare è il nome di Gianluca Troise, ritenuto il killer che nel 2012 uccise Luigi Felaco, altro personaggio ritenuto legato al clan che fa capo al boss Giuseppe Polverino.

L’OMICIDIO – Felaco, già considerato un trafficante di droga per conto del clan, era anche inserito nel mondo immobiliare, soprattutto all’estero. Un regolamento di conti, dunque, all’interno della compagine criminale sarebbe poi sfociato nell’omicidio. Felaco era il nipote di Angelo Nuvoletta, storico capoclan di Quarto e Marano, nonché figlio di Giuseppe Felaco, alias Peppe Nazzaro. Era tornato provvisoriamente in libertà il 40enne, dopo essere stato arrestato a Miseno. Era latitante da sei mesi e per spostarsi usava mezzi non convenzionali, come barche e velieri. Su uno di questi arrivò a San Sossio, credendo di poter continuare la sua latitanza.

LA CATTURA – Ad attenderlo, però, c’erano i carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli. Su di lui gravava un’ordinanza di custodia cautelare che doveva essere eseguita nell’ottobre del 2011. In quell’occasione finì in manette suo padre che poi morì dieci giorni dopo l’arresto per cause naturali. Luigi Felaco avrebbe avuto un ruolo determinante per l’organizzazione: reinvestire gli enormi capitali illeciti del clan in attività lecite. Luigi Felaco e suo padre Giuseppe finirono tra i destinatari delle misure restrittive riguardanti anche altre 11 persone, sempre ritenute legate al clan Polverino. Sotto sequestro, poi, appartamenti e auto di lusso. Sotto sequestro finirono oltre al complesso turistico Marina Palace di Tenerife, isola delle Canarie, anche una Ferrari, due potenti motociclette, conti correnti, imbarcazioni e altri ciclomotori. Gli individui arrestati erano tutti volti noti a Tenerife. Nonostante “sulla carta” risultassero disoccupati, ciò che mostravano era uno stile di vita un po’ troppo lussuoso, cosa che ha insospettì ulteriormente chi stava curando le indagini. L’operazione venne portata a termine dagli uomini della “Brigada Central de Crimen Organizado”. In una delle case degli arrestati di agenti scoprirono anche 150mila euro in contanti.