giovanni-de-felice-27-anni
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POZZUOLI – Così come Biagio Loffredo e suo figlio Francesco, anche Ciro De Felice e suo figlio Giovanni avrebbero avuto un ruolo nel clan. Un’esperienza criminale, dunque, trasferita di generazione in generazione, e terminata con gli arresti in simultanea. Tutto in famiglia, quindi, anche per i De Felice. Entrambi furono arrestati assieme nel novembre del 2014. I carabinieri eseguirono nei loro confronti un’ordinanza di custodia cautelare a seguito delle indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli.

blitz-42-arresti-29DESTINI OPPOSTI – Mentre per Giovanni De Felice arrivò anche una condanna a cinque anni e quattro mesi per un’estorsione nei confronti di un titolare di una sala scommesse al quale era stato imposto l’utilizzo di video-poker forniti dall’organizzazione, per il padre si aprì invece un altro capitolo della sua vita. Ciro De Felice, infatti,  sarebbe passato dalla parte dello Stato, diventando collaboratore di giustizia. E nei suoi interrogatori non avrebbe risparmiato lo stesso figlio, accusato dal neo-pentito nonché suo consanguineo di far parte dello stesso gruppo criminale. Un sodalizio che però, di lì a poco, si sarebbe sfaldato. La spaccatura avrebbe visto Giovanni De Felice transitare nel gruppo capeggiato da Nicola Palumbo, detto “Faccia abbuffata”.

UN GRUPPO “PERICOLOSO” – Tutto ciò nonostante i tentativi del padre di dissuadere il figlio a restare in quella fazione, ritenuta troppo pericoloso. Tentativi, però, andati tutti a vuoto, così come ha raccontato lo stesso padre-pentito Ciro. Quest’ultimo, inoltre, avrebbe subito pressioni da parte di Napoleone Del  Sole – all’epoca non ancora collaboratore di giustizia – per passare al gruppo dei quartesi in quanto bisognava racimolare soldi necessari al sostentamento della famiglia Pagliuca, anch’essa caratterizzata da una gestione tra congiunti e consanguinei. Il padre Salvatore Pagliuca, sua moglie Partorina Arcone e il loro figlio Procolo, infatti, stavano e stanno tuttora scontando una lunga pena detentiva in regime di “carcere duro”.