Salvatore Carullo

POZZUOLI – È inammissibile il ricorso presentato da Salvatore Carullo, 39enne di Pozzuoli e genero del boss Gennaro Longobardi. Lo ha deciso la seconda sezione della Cassazione che ha condannato il ricorrente pure al pagamento delle spese processuali. Secondo quanto ricostruito nelle due sentenze di condanna, l’imputato – insieme a Ferdinando Longobardo, fratello del boss Longobardi (il cognome è diverso per un errore durante l’iscrizione all’anagrafe ndr) – è stato autore di una tentata estorsione ai danni del titolare di un centro scommesse, sia all’interno del locale commerciale nel novembre del 2017 che l’anno successivo, accompagnando la vittima al cospetto di Longobardo che avrebbe ripetuto la richiesta estorsiva. Lo scorso anno la Corte di Appello di Napoli ha confermato la condanna, ma ha parzialmente riformato la sentenza pronunciata dal Gip del tribunale di Napoli nei confronti dell’uomo. Con la sentenza la Corte territoriale ha ridotto, infatti, la pena finale.

IL RICORSO – L’imputato, tramite il suo avvocato, ha poi proposto ricorso, sostenendo che la sua partecipazione al primo episodio, tenutosi all’interno dell’esercizio commerciale, fosse causale ed estranea al reato. Carullo ha anche dichiarato di non aver preso parte alla richiesta estorsiva nel 2018. “La frase che gli si imputa di aver pronunciato, e che viene considerata espressiva della volontà di concorrere nell’estorsione, in realtà era accompagnata da un contegno da cui traspariva solo il disappunto per non essere il ricorrente in grado di tutelare la persona offesa dalle richieste del Longobardo”, spiega la difesa. I giudici “ermellini” hanno però rigettato il ricorso, sostenendo che “il ricorrente, con entrambi i motivi, censura la ricostruzione del fatto e l’individuazione delle condotte materiali sulle quali i giudici del merito, con doppia conforme, hanno fondato l’addebito concorsuale rispetto all’estorsione posta in essere da Longobardo Fernando”. Secondo il costante insegnamento di questa Suprema Corte – si legge ancora – esula dai poteri della Corte di Cassazione quello di una ‘rilettura’ degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione, la cui valutazione è, in via esclusiva, riservata al giudice di merito”. Per la Cassazione, infatti, la Corte territoriale ha già evidenziato come la condotta assunta dal genero del boss abbia un significato preciso di concorso in estorsione, che non può essere definita meramente passiva soprattutto per le frasi intimidatorie pronunciate. Tale ricostruzione dei fatti viene poi avvalorata dal fatto che Carullo avrebbe accompagnato anche la vittima da Longobardo. Si tiene, inoltre, conto delle ingerenze dell’imputato rispetto all’attività della persona offesa. Il riferimento è, in particolare, al periodo di Natale del 2016 quando il genero del boss Longobardi avrebbe ‘invitato’ il titolare del centro scommesse a sostituire il suo fornitore di slot machine.