POZZUOLI – E’ uscito dal carcere Ferdinando Aulitto, 55 anni, detto “capellone”, arrestato per estorsione aggravata dal metodo mafioso il 26 dicembre di tre anni fa. In quell’occasione finirono in manette anche cinque suoi affiliati: il figlio Luca, Gennaro Cammino, Raffaele Romano, Gaetano Arcone detto “masaniello” e dopo qualche settimana il braccio destro Antonio Moungi Fausi Di Bonito. Aulitto è tornato in libertà da qualche settimana dopo aver lasciato il carcere di Agrigento, dove era stato trasferito in seguito alle rivolte scoppiate nel penitenziario di Melfi.

LE TENSIONI – Il ritorno di “capellone” a Monterusciello ha alimentato tensioni nel quartiere dove, da qualche tempo, sono attive due nuove fazioni: una formata da gruppo dei “600 alloggi” legato a un clan di Bagnoli; l’altra che vede alleati pregiudicati di Monterusciello con gruppi di Marano e Quarto. In questo scenario che si inserisce la scarcerazione di Ferdinando Aulitto, “pezzo da novanta” della criminalità puteolana, che arriva qualche mese dopo l’uscita dal carcere (dopo oltre 10 anni) di Peppe Chiaro, altro personaggio di spicco della mala flegrea.

L’ULTIMO RAS – E’ lungo il curriculum criminale di Aulitto, più volte arrestato per estorsione. Dagli anni novanta e fino al 2010 ha fatto prima parte del clan dei quartesi con il boss Cerrone e Palumbo per poi passare, per un breve periodo, con Gaetano Beneduce e infine con Gennaro Longobardi. Fu arrestato all’alba del 24 giugno del 2010 durante l’operazione “Penelope” insieme ad altre 85 persone appartenenti ai clan Longobardi e Beneduce e condannato a 9 anni e 4 mesi. Nei suoi confronti l’accusa di estorsione per conto del clan: tra le sue vittime negozianti e parcheggiatori abusivi, finiti nella morsa dei ras e del fratellastro Gennaro Sannino. Nel 2006 Aulitto sfuggì a un agguato durante la guerra tra i Longobardi e i Beneduce: in quell’occasione due sicari gli esplosero contro diversi colpi di arma da fuoco davanti alla pescheria di un parente in via Verga, nel lotto 1 di Monterusciello.