di Gennaro Del Giudice

Arresti (1)
Quattro dei sette arrestati dai carabinieri lo scorso 9 ottobre

POZZUOLI – I sette affiliati al clan “Longobardi-Beneduce” restano in carcere. Il Tribunale del Riesame di Napoli nella giornata di ieri ha confermato gli arresti di Biagio Loffredo, 42 anni, Napoleone Del Sole, 36 anni, Ciro Scognamiglio, 36 anni, Vincenzo Mellone, 59 anni, Massimo Migliorato, 45 anni, Umberto Reazione, 26 anni, Giovanni De Felice, 25 anni, finiti in manette 20 giorni fa. Tutti sono attualmente reclusi nel carcere di Secondigliano. I sette, considerati “cani sciolti” di ciò che resta del sodalizio criminale che prende il nome dai due boss Gennaro Longobardi e Gaetano Beneduce (entrambi attualmente detenuti), erano finiti in carcere lo scorso 9 ottobre in seguito ad un’esecuzione di un decreto di fermo emesso dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, nei confronti degli affiliati al clan in quanto ritenuti responsabili, a vario titolo, di concorso in rapina e tentata estorsione, con l’aggravante delle finalità mafiose.

 

ESTORSIONI – Secondo le indagini condotte dai carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Pozzuoli diretti dal Capitano Elio Norino e dal Tenente Gianfranco Galletta, i sette avevano messo su un’organizzazione dedita ad estorsioni e rapine. In particolare gli 007 avevano documentato fatti commessi ai danni di un’impresa edile, un disoccupato, un titolare di un bar e un gestore di una sala scommesse. Indagini avviate lo scorso luglio e che hanno consentito di documentare le reiterate minacce attuate nei confronti del responsabile di un’impresa edile, al fine di ottenere l’indebito pagamento di una somma pari a 3mila euro. Ancora un tentativo di estorsione, con finalità mafiose, era stato perpetrato nei confronti del gestore di una sala scommesse, al fine di ottenere il pagamento di una tangente pari a 100 euro al mese per ogni apparecchio installato.

 

RAPINA AL BAR – Durante la stessa indagine gli inquirenti hanno documentato anche i reiterati tentativi di estorsione, con finalità mafiose, perpetrati nei confronti di un disoccupato, al fine di ottenere l’indebito pagamento dell’intero importo del rimborso assicurativo ottenuto quale risarcimento del danno derivato da un incidente stradale. Estorsioni, minacce e anche punizioni che la banda metteva in atto nei confronti di coloro che si rifiutavano di pagare. Come nel caso del  titolare di un bar, che, non avendo ottemperato all’indebito pagamento della tangente, veniva rapinato dell’incasso giornaliero, ammontante a circa 2mila euro. A 19 giorni dal blitz condotto dai carabinieri nei quartieri di Monterusciello, Licola e Rione Toiano i sette affiliati al clan restano in carcere.