POZZUOLI/ Picchia la ex a Monterusciello, scagionato dai messaggi WhatsApp “Non fu stalking”
POZZUOLI – È stato scarcerato grazie alla cronologia dei messaggi che si era scambiato con l’ex compagna attraverso WhatsApp. A rimettere in libertà il 32enne Y.V.D.G. , arrestato in flagranza differita per stalking e lesioni personali dai carabinieri è stato il Gip di Napoli, Vincenzo Saladino, che ha accolto la tesi difensiva degli avvocati Marco Bernardo e Diego Di Bonito. Fatti avvenuti il 7 settembre scorso in via Reginelle, nel quartiere di Monterusciello. Qui l’ex compagna del 32enne aveva denunciato una condotta persecutoria reiterata nel tempo dovuta a una gelosia ossessiva da parte dell’uomo che non aveva accettato le sue successive relazioni, in particolare l’ultima contro la quale si sarebbe opposto. Un crescendo di tensione che – a detta della donna – sarebbe poi sfociata con un’aggressione ai suoi danni davanti agli occhi del loro bambino di appena sei anni, che avrebbe fatto da scudo per la madre. Ricostruzione che aveva fatto scattare le manette per l’uomo fino al ribaltone arrivato in sede di convalida, che ha ristretto le accuse al reato di lesioni personali in quanto avrebbe spinto la sua ex contro il portone provocandole una frattura ritenuta guaribile in 30 giorni.
I MESSAGGI – A far cadere le accuse è stata la lettura integrale dei messaggi WhatsApp. La conversazione, infatti, non sarebbe stata un monologo minatorio dell’uomo, bensì uno scambio continuo di messaggi tra i due ex conviventi. Dalla chat, inoltre, è emerso che pochi minuti prima che l’uomo si recasse sotto la sua abitazione, gli aveva inviato messaggi dal tono inequivocabilmente minatorio e intimidatorio: «Vieni pure tu, ma non portare D… perché ti sfondo», «Ti sistemo davanti a tuo figlio» e «Prepara 4 mila per i denti». Parole che nel capo d’imputazione provvisorio il Pubblico Ministero aveva inserito come prova di stalking, Dal canto loro, però, gli avvocati difensori del 32enne hanno dimostrato che i messaggi non contenevano alcuna minaccia futura, bensì rappresentavano una diretta conseguenza dell’aggressione fisica subita dall’uomo che, a sua volta, ha raccontato di essere stato colpito al volto dalla donna che le aveva provocato la lesione di un dente. Messaggio “letto” come una richiesta di risarcimento per le spese odontoiatriche che a sua volta l’uomo avrebbe dovuto sostenere e non una condotta persecutoria. Inoltre, il giudice ha evidenziato come, nelle ore immediatamente successive al fatto, i due abbiano ripreso a interagire via chat in toni del tutto ordinari e civili per la gestione del figlio, elemento del tutto incompatibile con uno stato di ansia, timore o terrore tipico delle vittime di stalking. Per il 32enne, rimesso in libertà, è scattato il divieto di avvicinamento alla persona offesa con applicazione del braccialetto elettronico.





























