supermercato_monteruscielloRICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – Stimatissimo Direttore, approfitto della sua tolleranza e disponibilità oltre al fatto che sa che sono un suo attento lettore, per inviale una mia considerazione scaturita da un breve articolo del 19 ottobre – A Monteruscello ”spunta” un nuovo supermercato – ed in particolare con l’affermazione iniziale ”Il recupero delle periferie passa anche attraverso l’apertura dei supermercati”. Sa che la mia attività professionale converge con la mia passione ed attivismo su temi come l’urbanistica, place making, partecipazione e vita sociale e tutto questo fa di me una persona pedante quando si toccano questi temi.

Il quartiere di Monteruscello ha, facendo un estrema sintesi, due grandi problemi che scaturiscono dalle scelte ed i principi che hanno ispirato la sua progettazione coordinata dal prof. Agostino Renna e dei professori della Facoltà di Architettura di Napoli (in Convenzione con il Comune e il Ministero). Il primo e più difficoltoso problema da risolvere riguarda il vastissimo patrimonio edilizio da risanare e ripensare, che a mio avviso necessità di un impegno e una ‘unione’ d’intenti che non è usuale nella nostra cultura ed abitudine.
Il secondo problema riguarda la sfera sociale ed è sicuramente obbiettivo più abbordabile e gestibile dalla classe dirigente e società civile locale.

E’ ormai appurato e quantificato da numerosi studi che la media e grande distribuzione non solo non ha nessun effetto positivo sulla economia locale, ma incide negativamente sul tessuto sociale e le opportunità di rinascita di zone periferiche e degradate dove viene per convenienza collocata. Analisi sull’impatto economico della spesa in esercizi commerciali locali e media e grande distribuzione mostra un saldo negativo del 40%, in pratica su 100 euro spesi nei piccoli negozi 70 euro restano nel proprio contesto socio economico mentre nella media e grande distribuzione solo 30 euro.

Anche i tanto sbandierati posti di lavoro hanno in realtà un saldo negativo sia per la qualità degli impieghi che l’incidenza sulla chiusura delle vicine piccole attività, portando in altri paesi a proteste ed interventi di tutela da parte di governi e amministrazioni. (vd. foto 1) La crescente richiesta di qualità e vivacità sociale ed economica di città più a misura d’uomo è uno pungolo per gli amministratori e allo stesso tempo è un pericolo ed ostacolo per i gruppi della media e grande distribuzione che stanno già trovando contromisure per arginare il fenomeno. (vd foto 2).

Senza demonizzare certi tipi d’interventi è importante avere ben chiaro che queste attività che si monetizzano economicamente e politicamente nell’immediato non vengono assorbiti facilmente in zone già caratterizzate da mancanze strutturali e vanno, da parte di chi amministra, contenuti al minimo possibile e compensati con politiche ed importanti interventi di riqualificazione.

Ci dobbiamo augurare tutti che nel nostro futuro ci siano meno supermercati ed invece venga aiutata la nascita di piccole attività commerciali che rendano i nostri ‘non luoghi cittadini’ in vivaci e vivibili comunità.

Arch. Allan Cristiano