POZZUOLI – «Buongiorno lettori, sono un’infermiera puteolana che ha lavorato in pieno lockdown al servizio di tutti, ma non posso ritornare a lavoro, poiché dopo le vacanze all’estero devo ancora essere sottoposta a tampone. Mi chiedo se le leggi sanitarie sono ad interpretazione o sono valide per tutti. La legge prevede che dopo 48 ore devono effettuare i tamponi. Sono tornata dalla Grecia il giorno 15 agosto, e come diceva la legge, mi sono subito autodenunciata insieme alla mia famiglia. Ad oggi, dopo giorni, l’Asl Na 2 non ci ha ancora contattati per il tampone. Una collega di Caserta rientrata anche lei il 14 agosto ha fatto il tampone il 15 ed è già rientrata a lavoro. Le leggi sanitarie sono uguali per tutti? Se Asl Na 2 aveva difficoltà a eseguire i tamponi, perché ha aderito a una normativa senza esporre le proprie difficoltà? Dove sono finite tutte quelle tende adibite per i triage dei mesi scorsi? Mi sembra che si giochi e si violi la libertà del prossimo con molta facilità. Come mai i medici di base non sanno neanche come giustificare questi giorni d’isolamento ai lavoratori? Se il tampone deve essere necessariamente fatto dopo 4 giorni – poiché ci potrebbero essere falsi negativi -, perché c’è chi lo fa subito, oppure dopo tempo indeterminato come noi? Allora le leggi devono essere sì rispettate, come in ogni paese civile. Tra poco in molte regioni e comuni ci saranno le elezioni. Se un elettore ha la febbre non andrà a votare? O i cari politici pur di avere un voto escogiteranno un escamotage? Per ogni elettore che andrà a votare verrà santificata la postazione e anche la matita utilizzata?
Ma non prendiamoci in giro. Con tutto rispetto per i Paesi del terzo mondo, penso che in molte situazioni siamo alla pari. Grazie Direttore per avermi dato spazio.» (G.C.)