da sinistra: Luca Aulitto e il padre Ferdinando detto “capellone”

POZZUOLI Restano in carcere i cinque uomini arrestati all’alba di Santo Stefano dai carabinieri del Nucleo Operativo di Pozzuoli in seguito a un decreto di fermo emesso dal magistrato della DDA di Napoli, Gloria Sanseverino, per il reato di estorsione aggravato dalla modalità mafiosa. Nel mirino di Ferdinando Aulitto, 52enne detto “Capellone” e della sua banda sarebbero finiti negli ultimi mesi imprenditori, negozi, pescherie, venditori ambulanti e perfino i parcheggiatori abusivi. Vittime che, indistintamente, dovevano pagare il “pizzo” seguendo il modus operandi che per anni ha contraddistinto i clan Longobardi e Beneduce prima e i gruppi dei Ferro e Palumbo poi. Estorsioni che sarebbero avvenute anche nel giorno di Natale.

Gaetano Arcone detto “Masaniello”

GLI ESTORSORI – Insieme ad Aulitto, storico fedelissimo del boss Gennaro Longobardi, sono finiti in carcere anche il figlio Luca, 28 anni, Raffaele Romano, Gennaro Cammino, 26 anni e suo cognato Gaetano Arcone, 32 anni, detto “Masaniello”, quest’ultimo volto noto della camorra locale e nipote di Partorina Arcone, moglie di Salvatore Pagliuca RAS del Rione Toiano che curò sul campo i rapporti con il clan Sarno quando il boss Longobardi era detenuto.

UOMO DEI PAGLIUCA – “Masaniello” fu arrestato nel 2010 durante l’operazione “Penelope”, condannato con rito abbreviato a 7 anni e scarcerato nel marzo del 2017. Arcone fu accusato di essere, insieme a Mario Pagliuca, l’esecutore materiale della gambizzazione di Giuseppe Loffredo. Secondo l’accusa insieme a loro c’erano Salvatore Pagliuca, Procolo Pagliuca e Francesca Mastantuoni in qualità di “specchiettista”. Giuseppe Loffredo fu colpito da due colpi di pistola calibro 7,65 e il giorno seguente le forze dell’ordine intercettarono una telefonata in “codice” tra Procolo Pagliuca e sua moglie Francesca Mastantuoni in cui raccontavano le fasi dell’agguato chiamando Loffredo “bambino”.