massimiliano-beneduce-44-anni
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marco-beneduce-25-anni
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POZZUOLI – Una piazza di spaccio capace di garantire al clan almeno 5mila euro al mese. E’ quella di Monterusciello, gestita dai fratelli Andrea ed Antonio Ferro e poi “spartita” con Nicola Palumbo una volta scarcerato “Faccia abbuffata”. E’ quanto emerge dagli atti dell’inchiesta della Dda di Napoli denominata “Iron Men”. Il mega-quartiere alle porte della città, dunque, come vero e proprio supermarket della droga, suddiviso in dieci “punti vendita”.

giuseppe-carotenuto-37-anni
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10 PUNTI VENDITA – Al gradino immediatamente più basso di quello occupato dai Ferro e Palumbo, ci sarebbero stati i capi piazza, e cioè Pio Aprea, detto “Priariello”; Giuseppe Carotenuto, alias “Pinuccio ‘a ricotta”; Angelo Capasso e colui che si sarebbe successivamente pentito, Giuseppe Rocco. E’ stato proprio quest’ultimo a raccontare le modalità di funzionamento della piazza di spaccio di Monterusciello. A fornire i grossi quantitativi di stupefacenti, invece, sarebbe stato Luigi Mattera, ucciso lo scorso settembre mentre era alla guida dell’auto della figlia del boss Gennaro Longobardi.

600 alloggi (2)LA DROGA AI LOTTI DI MONTERUSCIELLO – Più nello specifico, la piazza di Monterusciello era a sua volta suddivisa in tre macro aree: il lotto 9, lotto 1 e lotto 5. Nel lotto 9 avrebbe avuto un ruolo di primo piano Alfonso Di Bonito, detto “o nano”, finito martedì agli arresti domiciliari. Dislocati in altri punti strategici di Monterusciello, altri personaggi finiti nell’inchiesta: Giovanni Amirante, sottoposto all’obbligo di dimora e presentazione all’autorità giudiziaria; Salvatore Barile, finito ai domiciliari; Francesco Romano, detto “Checcotto”, anch’egli con l’obbligo di dimora. Quest’ultimo, tra i gestori della piazza del lotto 5, avrebbe ricevuto un incarico del tutto particolare: consegnare  droga ad un noto cantante neomelodico che di lì a poco si sarebbe dovuto esibire ad un matrimonio. Per quanto riguarda lo spaccio di cocaina, la base operativa sarebbe stata al lotto 1.

giuseppe-trincone-61-anni
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LA PIAZZA DEI “600 ALLOGGI” – Discorso a parte, poi, per la zona conosciuta come “600 alloggi”. Qui, la piazza di spaccio sarebbe stata in mano a Giuseppe e Salvatore Trincone, padre e figlio, conosciuti come “’o licc”. Oltre a Monteriusciello, le altri principali piazze di spaccio del clan era collocate nel rione Toiano.

antonio-mele-45-anni
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HASHISH E COCA NEL RIONE TOIANO – Qui, secondo l’Antimafia partenopea, a gestire le cose sarebbero stati i fratelli Marco e Massimiliano Beneduce, ma sotto la guida dei Ferro. A collaborare con i Beneduce sarebbero stati Filippo Lucignano e Antonio Mele, detto “’o campagnolo”, considerato un elemento storico della mala flegrea. In realtà Mele sarebbe stato scelto dopo la crisi di fiducia che i Ferro avrebbero avuto nei confronti dei cugini Beneduce. A Toiano avrebbe operato anche Antonio Nizzolini, detto “Recchitiella”.

Gustavo Troise, 38 anni, ritenuto affiliato ai Longobardi-Beneduce
Gustavo Troise, 38 anni, ritenuto affiliato ai Longobardi-Beneduce

I PUSHER DI LICOLA – Infine, Licola, al confine con Giugliano. Lo spaccio di stupefacenti in questa zona sarebbe stata affidata a Gustavo Troise, con la partecipazione di Francesco Andreozzi  (con obbligo di dimora proprio a Giugliano)  Nicola Vallozzi, detto “’o stuort” e Salvatore Sorce, residente a Licola e sottoposto all’obbligo di dimora.