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Figliolia insieme a Maione all’ingresso di Palazzo Migliaresi

POZZUOLI – Soddisfazione e delusione. Sono due sentimenti contrastanti vissuti al termine del consiglio comunale di lunedì. La soddisfazione è di aver scongiurato l’ennesimo commissariamento della città dove un sindaco non conclude un mandato dal lontano 2001 (erano i tempi di Gennaro Devoto). Soddisfazione da parte di Vincenzo Figliolia che è uscito rafforzato dal braccio di ferro con i consiglieri di maggioranza che per 18 giorni hanno fatto aleggiare gli spettri dello scioglimento. Soddisfazione da parte di chi (accanto al sindaco) ha lavorato con spirito di squadra e passione per far rientrare una crisi la cui natura continua ad essere incompresa dai non addetti ai lavori. Soddisfazione per chi – insieme a Vincenzo Figliolia – ha avuto modo di confermare il proprio peso all’interno di una maggioranza di governo percorsa da continui e costanti trasversalismi.

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I cittadini al consiglio comunale

LA DELUSIONE – Deluso il nutrito gruppo di cittadini che ha assistito a uno spettacolo poco gratificante, ad un’Assise cittadina che non è stata in grado, in oltre 5 ore di dibattito, di dare vita a una discussione costruttiva offrendo invece un triste teatrino senza che i protagonisti della spiegassero alla città i “perchè” della crisi. Delusione nel vedere una maggioranza che ormai si mantiene solo ed esclusivamente sui numeri e che viene trascinata verso la fine della consiliatura da un sindaco che cambia pelle e partner a seconda del momento. Delusione (per chi crede ancora nel valore dell’opposizione) nel vedere che l’opposizione è stata fatta da un solo consigliere (Iasiello) insieme a coloro che hanno vinto le elezioni con Figliolia.

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Del Giudice con il capogruppo del PD Manzoni

DOPPIO CANALE – Ed in questo clima che è passato un riequilibrio di bilancio “approvato” 2 ore prima l’appello del presidente del consiglio. Dopo lunghe ed estenuanti trattative condotte con diplomazia dagli assessori Paolo Ismeno e Alfonso Artiaco insieme al consigliere Domenico Pennacchio il canale con i dissidenti è rimasto aperto e la trattativa è andata a buon fine. Parallelamente il sindaco teneva aperto un altro canale con l’opposizione. Con Monaco (assente per motivi familiari) e con Salvatore Maione che ha abbandonato Palazzo Migliaresi prima del consiglio, atteggiamento stigmatizzato da Visconti, Della Corte e Di Bonito che lo hanno definito un «sopralluogo per sincerarsi che fosse tutto a posto». Nel frattempo Ciro Del Giudice (ormai adottato – politicamente parlando – da Maione) dopo essere stato cacciato, bistrattato e ripudiato da sindaco e PD giurava amore e fedeltà alla “causa” blindando gli 11 voti a favore del riequilibrio. «A quel punto – racconta un consigliere che ha preso parte alle trattative – la presenza dei sei era inutile: anche con il loro voto contrario sarebbe arrivato l’aiutino al sindaco e i voti sarebbero schizzati a tredici. Ma questa era la carta della disperazione che si voleva evitare a tutti i costi. E così è stato e i sei sono stati incartati».

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Tommaso Pollice

IL DIETROFRONT – Ma nel frattempo cinque dei sei consiglieri (definiti da più parti “dissidenti”) dopo la spaccatura delle ore 15 (a quanto pare Pollice, Orsi e Cutolo non volevano assolutamente votare a favore del riequilibrio) uscivano “ufficialmente” allo scoperto anteponendo nei loro discorsi il “bene della città”, “il lavoro per la città”, “il futuro della città” alla battaglia politica rimandandola in altre sedi. Così Orsi, Buono, Fenocchio, Cutolo e Russo votavano anche loro a favore del riequilibrio dopo il blitz dello scorso 4 agosto e la dura lettera con la quale accusavano il sindaco di essere «ricorso ad accordi trasversali legati a vecchie logiche e singolari interessi» diventava carta straccia.

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Elio Buono

LE FIRME – Il tutto era stato anticipato (tra le 12 e le 16) da momenti frenetici dove ogni accordo sembrava vacillare e dove sarebbe stata presa in considerazione anche l’ipotesi delle firme per mandare a casa il sindaco. L’opposizione, che cercava una mano dal fronte dei sei, restava in attesa degli eventi mentre i dissidenti aspettavano la definitiva apertura da parte del sindaco dopo che avevano (come nelle migliori trattative) sparato il massimo della richiesto chiedendo le dimissioni di Figliolia.

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Raffaele Visconti

CONSIGLIO COMUNALE – E così il consiglio comunale si trasformava in una debacle per i sei (poi diventati 5) con Enzo Figliolia che (volendo fare un paragone) come accaduto al presidente turco Recep Tayyip Erdogan riusciva rovesciare il “golpe” rimanendo saldo al potere ma con una maggioranza poco affidabile.