POZZUOLI – Tentato omicidio, tentata estorsione, danneggiamento e detenzione e porto illegale in luogo pubblico di armi da guerra, tutti aggravati dal metodo mafioso. Sono i reati contestati a Carlo Avallone, il 31enne noto anche come “il fantasma”, arrestato il 24 dicembre dello scorso anno dopo che si era reso irreperibile e mentre sulla sua testa gravava un’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip poche settimane prima. Una volta in cella, Avallone era ricorso al Riesame per ottenere la scarcerazione, ma non riuscendoci. Contro il diniego il 31enne si è rivolto alla Cassazione, cercando di dimostrare l’infondatezza delle accuse contro di lui.

IL VERDETTO – La decisione della Suprema corte è arrivata il 15 maggio scorso, ed ora ne è stata resa nota la motivazione. Diversi i punti su cui verteva la tesi difensiva di Avallone, tutti bocciati. Per quanto riguarda il tentato omicidio, commesso a Monterusciello, tramite il suo avvocato Avallone ha sottolineato come i proiettili esplosi, a circa 20 centimetri di altezza dal suolo, non avessero ferito la vittima ad organi vitali. Per ciò che concerne l’aggravante mafiosa, la difesa di Avallone ha puntato su una presunta irruenza ed estemporaneità dell’azione. Per la Suprema corte, però «la prima delle suddette aggravanti prescinde dalla effettiva appartenenza dell’autore della violenza o minaccia a un sodalizio mafioso o camorristico, venendo in realtà integrata quando l’azione intimidatrice sia stata prospettata come riconducibile all’iniziativa di un’organizzazione di tipo mafioso, con la condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva». In altre parole, non occorre che un soggetto sia affiliato ad un clan, quando il suo comportamento ha comunque gli stessi effetti sulle vittime. Bocciati anche gli altri motivi del ricorso, come quelli riguardanti la tentata estorsione ad un venditore ambulante del mercato di Monterusciello ed il successivo danneggiamento del suo furgone, centrato da diversi colpi di pistola. Disco rosso anche per la contestazione del pericolo di fuga e di reiterazione dei reati. Dunque, ecco perché Carlo Avallone è rimasto in carcere, dove si trova tuttora.