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POZZUOLI – Dopo la scarcerazione di Gennaro Longobardi ne arriva un’altra “eccellente”, quella di Giovanni Marfella. L’uomo, 29 anni, conosciuto anche come “Giannetto”, era stato arrestato l’ultima volta nell’ottobre scorso per un residuo di pena. Ora è tornato a Pozzuoli, nel rione Toiano, lo stesso nel quale gestiva un’importante piazza di spaccio assieme ad Antonio Luongo, detto ‘o pazzo.

NEL 2006 IL BLITZ CHE LO PORTO’ IN CELLA – Dieci anni fa finì nella retata della polizia che lo portò in cella assieme ad altre quattro persone, tra le quali lo stesso Luongo, suo parente acquisito con cui condivideva anche l’abitazione. Nel processo del 2013 che vedeva alla sbarra anche il boss Gaetano Beneduce, condannato a ben 30 anni di carcere, Marfella ne rimediò 9. Nel 2006 fu tra i protagonisti di una clamorosa fuga dopo l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare nei suoi confronti, che fece anche scattare un’inchiesta sul commissariato di polizia di Pozzuoli per una presunta fuga di notizie.

I PENTITI – Secondo due collaboratori di giustizia – ma è bene sottolineare che i fatti narrati non hanno avuto alcun seguito sul piano giudiziario – Marfella avrebbe anche preso parte al duplice omicidio del 2008 che vide morire sotto i colpi dei sicari Michele Iacuaniello e Gennaro Di Bonito, puniti per uno sgarro nei confronti della famiglia Pagliuca. Avrebbero sparato alcuni colpi di pistola contro il rimessaggio di barche Ci.MaPr. di Toiano. Secondo un pentito, l’azione dei due giovani non era altro che una trappola per costringere gli affiliati al gruppo toianese ad inseguirli fino a Monterusciello. Qui gli inseguitori sarebbero poi stati freddati, episodio che non si verificò. Intanto Giovanni Marfella è stato sottoposto al regime della sorveglianza speciale, con divieto di frequentare altri pregiudicati e con rigidi orari da rispettare per il rientro a casa.