sequestro-diaPOZZUOLI – Insistono sul territorio comunale dei beni confiscati alla criminalità organizzata e con loro tanto silenzio. È quello che denuncia l’associazione “Noi Re(si)stiamo Qui”. Secondo i dati dell’Agenzia Nazionale per i Beni Confiscati, infatti, sarebbero ben quattro le strutture abitative che insistono sul suolo comunale sequestrate alla criminalità organizzata. Un appartamento e una villa, presumibilmente divisa in altrettanti piccoli villini, che si trovano su uno stesso suolo e che verosimilmente erano divise in più aree indipendenti. Queste le strutture che sono ascritte al patrimonio indisponibile del Comune di Pozzuoli, ovvero patrimonio immobiliare che non può essere venduto ma soltanto messo a reddito per finalità sociali. Le abitazioni si trovano in località Sant’Angelo alla Corbara – Fondo Conocchiella.

 

4 BENI CONFISCATI – 18 dicembre 2012, 20 marzo 2008, 25 marzo 2011 e 20 dicembre 2012, queste la date precise dei provvedimenti di confisca del bene sottratto alla criminalità organizzata. Di questi beni sui canali istituzionali del Comune di Pozzuoli non c’è nemmeno l’ombra. Nella home del sito comunale non c’è traccia che possa richiamare ad un elenco di beni confiscati alla camorra, digitando la parola “beni confiscati” la ricerca non produce nessun risultato, tanto meno si trova orma di questi beni in delibere o ordinanze che ne chiariscano le finalità o semplicemente quale sia lo stato dell’arte.

 

LA RICHIESTA – «Chiediamo spiegazioni di tutto questo – afferma Riccardo Volpe, rappresentante dell’associazione Noi Re(si)stiamo Qui. – Già in questo momento l’amministrazione di Pozzuoli dovrebbe essere denunciata per non aver pubblicato l’elenco dei beni immobili confiscati, come vuole l’art. 48 comma 3 lettera c del nuovo Codice delle leggi Antimafia. Vogliamo sapere in che stato sono questi immobili, per quale motivo non sono mai stati resi pubblici, se ci sono o meno dei progetti in corso, come l’amministrazione intende proseguire per valorizzarli, perché l’iter burocratico per la valorizzazione non è partito o se è partito perché non se ne è data conoscenza, se ci sono o meno ostacoli da affrontare. Da un lato si parla di città della legalità, si fanno proclami per la legalità dopo delle scritte sul lungomare di Via Napoli e dall’altro si chiudono gli occhi di fronte a beni tangibili confiscati alla camorra. Chiediamo – conclude Volpe – che, oltre alle repentine risposte da parte dell’Amministrazione, a questo punto venga coinvolta anche l’associazione LIBERA per avviare un procedimento di riuso sociale di questi beni. Siamo sicuri che la parte sana della città, delle associazioni che sono per la legalità si affiancheranno a noi in questa battaglia». (CS)