POZZUOLI/ Batosta per il clan Sannino: chiesti 179 anni di carcere per ras e affiliati – I NOMI
POZZUOLI – Centosettantanove anni di carcere per undici imputati. E’ questa la richiesta avanzata dal pubblico ministero Ida Froncillo durante il processo celebrato con rito abbreviato a carico del clan Sannino di Monterusciello, sgominato il 7 agosto scorso durante un’operazione condotta dai carabinieri del nucleo operativo di Pozzuoli coordinati dalla DDA di Napoli. Gli imputati sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, droga e detenzione di armi. La pena maggiore è stata richiesta proprio per il ras Gennaro Sannino: 20 anni di carcere, già scontata di 1/3 secondo quanto previsto per gli imputati sottoposti a processo con rito abbreviato.
LE CONDANNE – Venti anni di carcere sono stati chiesti anche per Vincenzo Perillo detto “Pippo Baudo” e Gabriele Goglia, mentre per la numero due del clan, Patrizia Tizzano, moglie di Sannino, la pena è di 18 anni. Sedici anni sono stati richiesti invece per Mattia Esposito, Bruno Iannaccone, Leonardo Perillo, il figlio del ras Luigi Sannino (classe 2001) il cugino omonimo (classe 1999) e per Luigi Pio Sannino. Infine cinque anni di carcere è la richiesta avanzata per Gianluca Maione. La sentenza del Gup Ivana Salvatore è attesa per la fine di ottobre.
IL CLAN – A Gennaro Sannino è stato riconosciuto il ruolo di capo e organizzatore dell ‘attività criminale (soprattutto nel settore delle estorsioni e del traffico di stupefacenti) della fazione di Monteruscello del clan Longobardi- Beneduce e della fazione di Toiano in seguito all’arresto di Giuseppe Cammino. Il clan aveva diramazioni anche a via Napoli attraverso Bruno Iannaccone (impiegato nello spaccio di droga) e a Toiano mediante Vincenzo Perillo, altra figura storica dei Longobardi-Beneduce. Successivamente, dopo l’arresto di “Gennarino”, le redini del nuovo clan sono passate nelle mani della moglie Partizia Tizzano e del figlio Luigi Sannino, ques’ultimo attualmente detenuto per il tentato omicidio di Raffaele Di Francia, detto “Lello o pollo”, avvenuto nel centro storico di Pozzuoli. Secondo le indagini quell’episodio fu un “regolamento di conti” nell’ambito di contrasti per la ripartizione dei proventi delle estorsioni (di cui il Di Francia era ritenuto uno dei collettori) tra la fazione di Toiano e la fazione de “gli amici del bivio di Quarto”, questi ultimi a loro volta vicini a Sannino & C. Un clan “intransigente” che pretendeva il rispetto delle regole da parte di tutti, pena linciaggi e raid punitivi.





























