sophia lorenPOZZUOLI – “Sacro e profano”….L’ arte bacia il “mito”. Come descrivere l’espansione mediatica di Pozzuoli, ridente cittadina del mediterraneo nel mondo? Come proclamarne l’assoluto ruolo di prestigio tra le città sul mare nel nostro continente? Come relegarla a maestosa realta’ culturale nel mondo? Partiamo allora dal mito per poi, nei nostri prossimi interventi, dipingere verbalmente la cittadina puteolana più famosa ed importante nel mondo, il “mito” Loren fino ad arrivare, racconto dopo racconto, a Luglio 2016, quando il Premio Athena Lemnia attraverso Fabrizio Rivelli ed i suoi talenti ripunterà il cono di luce su questa superlativa città.

IL MITO – La parola mito deriva dal greco “Mythos” che significa: “Parola, discorso, racconto” sacro. Per lo scrittore Cesare Pavese, il mito è il mezzo per raggiungere una conoscenza superiore della realtà. “Profano”, per Emilie Durkheim si intende tutto ciò che non è sacro. Nella Grecia Antica, l’artista era considerato un “Poeta Vate”, un mito, rivestito quindi di sacralità, la cui missione era raccontare la potenza divina. Nel medioevo, la figura del creativo comincia a perdere la connotazione di “mito” , per cui “la persona faceva ma non creava”. Attraverso l’ umanesimo, prendono parole personaggi come Leonardo da Vinci e Leon Battista Alberti per i quali “la persona fa e crea”. Vasari descrive l’ artista (intendendo come artista colui che abbraccia una o più arti) come un personaggio sensibile rispetto alla media. Ciò non significa che tutte le persone sensibili siano talentuose a livello artistico per cui, in questo caso, il mito si confronta con altri aspetti della realtà.

SOPHIA LOREN – Con l’avvento della tecnologia, l’arte diventa un prodotto commerciale. Ma la storia non è fatta di periodi sciolti, bensì è ciclica (si pensi alle mode, che si “ripetono”). Per cui l’artista oggi può essere considerato “un mito” il cui tempo di visibiità e successo, è ciclico come il tempo “sacro”. Si pensi all’ intramontabile Sophia Loren, grande attrice puteolana. Chi vuole affermare il proprio talento quindi non può essere considerato “fuori dal tempo”, decontestualizzato. Oggi si richiede a chi si intende di arte la capacità di destreggiarsi nei diversi contesti. Quindi, se pur miti, sarete “sacri e profani “: Sacri in quanto modelli da imitare per l’ estro creativo e\o il successo mediatico; Profani in quanto mai perfetti ma perfettibili, legati alla possibilità di “fare di meglio”. Dunque ricordiamo agli aspiranti artisti che lo studio, la formazione continua, sono necessari per migliorare anche in rapporto ad una società e ad un pubblico che varia. Un pubblico a cui potete arrivare, emozionando e che vi amerà. Ma sarà generalmente, “amor sacro e amor profano”.

Francesca Spielrein Porzio