POZZUOLI – Breve riflessione su mobilità-spazi pubblici dell’architetto Allan Cristiano.

LA LETTERA – Questa pandemia ha colpito duramente il nostro modello di società e non può che spingere a una riflessione tutti, non solo chi nell’immediato è chiamato a risolvere o quantomeno affrontare questa sfida epocale. Il Covid-19 ci ha mostrato i limiti di un’economia globalizzata e di un sistema sanitario che, per quello che ci raccontavano, avrebbe dovuto essere più solido, efficiente ed economicamente sostenibile grazie ai privati, e ha messo in discussione il nostro modo di vivere a livello individuale e collettivo.
E’ proprio dell’uomo apprezzare il valore delle cose solo dopo averle perse, e per questo motivo che ora ci manca terribilmente quello che fino a ieri davamo per scontato.
Ci manca muoverci liberamente, ci mancano gli affetti, gli amici, e ci mancano i luoghi che facevano da cornice alla nostra quotidianità. Non ci possiamo permettere di uscire da questo straordinario ed unico (si spera) evento senza trarne una lezione, senza comprendere il valore di ciò che ci circonda. Questo periodo di quarantena deve anzi essere uno sprone per affrontare quello che ancora non va in termini di mobilità, spazi pubblici, per intervenire sulla qualità urbana di intere zone della nostra città. Che questa crisi possa rappresentare un’occasione per impegnarsi per un futuro urbano più ecologico e sostenibile lo hanno capito i primi della classe di tutto il mondo, che se da un lato si muovono per arginare l’emergenza, dall’altro ripensano le città del futuro.

Mi viene in mente il tema della mobilità sostenibile: questa Pandemia ha evidenziato la scarsa qualità dell’aria nelle nostre aree urbane, causa ogni anno in Italia di 80mila morti (primi in Europa), che è il risultato di una politica che continua a sostenere, a tutti i livelli, la mobilità privata su gomma, concentrando ogni investimento/sforzo economico ed ogni programmazione su nuove strade e nuovi parcheggi. Ebbene su questo tema le principali città europee stanno approfittando dei temporanei piani speciali per il distanziamento per sviluppare progetti che restituiranno ai cittadini una mobilità più dolce come quella ciclabile, sottraendo anche per il futuro spazio alle auto restituendolo ai cittadini e a una mobilità dolce come quella ciclabile. Il sindaco di Barcellona ha annunciato che si stanno realizzando 23 km di nuova ciclabile e saranno ampliati i marciapiedi delle principali arterie cittadine, e lo stesso sta succedendo a Parigi New York e anche in Italia a Milano, che è da anni forse l’unica città a dimensione europea del nostro paese, e che nonostante sia nel pieno di una pesantissima battaglia contro il virus sta investendo tempo, risorse ed energia per delineare un suo futuro più sostenibile e garantire ai cittadini una maggiore qualità della vita. Una mobilità collettiva e spazi pubblici diffusi dunque, che rappresentano un nostro diritto e allo stesso tempo un nostro dovere. Riflettiamo su questo, su quanto il contesto urbano in cui viviamo incida sulla qualità della nostra vita. E su quanto possa migliorare e migliorarla con investimenti mirati e prospettici.