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Le armi sequestrate dalla polizia

di Alessandro Napolitano

POZZUOLI – E’ finito in manette mercoledì scorso ed ora è stato anche sospeso da ogni incarico al Comune. Nuovi guai, dunque, per il 59enne arrestato dai carabinieri assieme ad altre sei persone nell’ambito di un’inchiesta su presunte estorsioni e rapine aggravate dal metodo mafioso.

PROCEDURA CAUTELARE – Si tratta di una procedura cautelare, messa in atto dal segretario generale di via Tito Livio, nonché responsabile anticorruzione del Comune, Matteo Sperandeo. «In attesa di conoscere gli esiti dell’inchiesta penale della magistratura, abbiamo applicato immediatamente le disposizioni di legge in materia di contrasto alla corruzione e alle illegalità nella pubblica amministrazione, sospendendo in via cautelare il nostro dipendente – ha spiegato il sindaco Vincenzo Figliolia – Nei suoi confronti pendono accuse gravissime che, se confermate dal prosieguo delle indagini, ne rendono incompatibile il suo ruolo di pubblico dipendente. Abbiamo inviato il provvedimento anche all’Authority nazionale anticorruzione per i provvedimenti del caso. Siamo impegnati in una dura battaglia di legalità e non tolleriamo casi del genere. Se colpevole, questo dipendente merita pene esemplari aggravate dal suo status di pubblico dipendente».

ESTORSIONE – Gli arresti sono arrivati al termine delle indagini da parte della Direzione Distrettuale Antimafia. Secondo gli inquirenti, i sette uomini, a vario, titolo avrebbero “speso” il nome del clan Longobardi-Beneduce per estorcere denaro ad un disoccupato, al titolare di un bar al quale avrebbero portato via l’incasso per non essere riuscito a pagare quanto preteso e al gestore di una sala giochi. A quest’ultimo avrebbero chiesto 100 euro per ogni slot machine installata nel suo locale. Nel corso della stessa operazione i carabinieri hanno anche rinvenuto un fucile a pompa con matricola abrasa, un giubbotto antiproiettile e 55 cartucce di diverso calibro.