POZZUOLI – La prima volta che vidi il film La Ciociara fu verso la fine di un’estate afosissima e indimenticabile passata tra i libri e le speranze. Avevo appena vent’anni, non potevo sapere cosa rappresentava la diva Sophia per le altre generazioni precedenti alla mia, e soprattutto per il popolo puteolano. Vedere quella pellicola fu sconcertante, già allora ero una cinefila incallita, e osservavo tutto con occhio critico attento e indagatore. Il «dramma moraviano» diretto dal maestro De Sica – strano che non sia stato Bertolucci a filmare il capolavoro post-neorealista –, e riscritto per il grande schermo dallo sceneggiatore e intellettuale italiano Cesare Zavattini, ci regala una delle interpretazioni più profonde ed empatiche sotto il profilo materno della passionale Sophia. L’attrice diventa una matrice, un simbolo, una matriarca atipica – come lo erano la mamma e sua nonna – che difende la figlia dalla fame, dalla carestia, dalla guerra e dalle disgrazie infime della vita. Anche lei, come la Magnani, viene ricordata per una scena chiave. L’attrice romana grida disperatamente in Roma città aperta dietro un camion e non verrà più dimenticata, come dice il poeta Giuseppe Ungaretti. Lo stesso avverrà nel film di De Sica in cui Sophia grida verso la camionetta dei soldati, nella scena più ardua del film tra la polvere e le macerie guerresche dopo il crudo stupro, entrando di diritto nella Storia del Cinema e vincendo il suo primo Academy, e numerosi premi mondiali.

LA BIOGRAFIA – Di recente è uscito in libreria e negli store online la biografia scritta dal produttore puteolano Paolo Lubrano: «Portandomi dentro questa magia», pubblicato da Edizioni Cultura Nova (2020). La prefazione è a cura del critico cinematografico Valerio Caprara, e della piccola attrice Ludovica Nasti, protagonista della prima stagione della serie L’amica geniale, invece le pillole di napoletanità sono a cura di Amedeo Colella, studioso della lingua napoletana. Il libro è stato scritto per celebrare 70 anni di carriera di Sophia Loren, e raccontano la vita della diva dai primordi dell’esistenza difficile fino ad arrivare ai giorni nostri. Molti sono gli aneddoti citati e le storie affrontate, curiosità interessanti per chiunque lettore o appassionato di cinema. Le foto sono una parte integrante del libro, tuttavia vengono mostrati dei veri e propri reperti storici, inclusi i cimeli che ripercorrono tutto il Secolo breve con locandine, lettere, e fotografie inedite. L’esistenza della piccola Lella – così viene chiamata ancora oggi in famiglia – è costellata da eventi tragici come la fame e la guerra, scelte complesse, e da abbandoni significativi. La madre Romilda è una vera e propria matriarca, come nonna Luisa, poi c’è zia Dora e sua sorella minore Maria, un gineceo particolarmente eterogeneo. Il padre Riccardo Scicolone non è mai stato un padre per lei, mentre cerca conforto e protezione in nonno Domenico. Una figura paterna che vedrà anche nel produttore Carlo Ponti, intellettuale più grande di lei e già sposato, che sarà l’uomo più importante della sua vita con cui avrà due figli maschi, tanto desiderati, amati e voluti. Da giovinetta veniva soprannominata o’ stecchino, poiché era di costituzione slanciata e magrissima, infatti aveva bisogno di cure a base di siringhe ricostituenti. Ma, con il passare degli anni, la bellezza e l’incanto di Sophia plasmano il corpo e diventa pian piano una giovane donna.

LA DIVA – Per lei inventarono anche una fascia nuova per il concorso di Miss Italia, ed è così che la puteolana diventa: Miss Eleganza. La madre Romilda, che non è riuscita a concretizzare i suoi sogni di gioventù, diventando un’attrice professionista, riconosce e ritrova in sua figlia il talento, la voracità e la determinazione per diventare una star nel panorama cinematografico. Quindi, da Pozzuoli si trasferisce a Roma cercando di sbarcare il lunario, e il resto è storia. Tanti sono i film fatti durante la sua lunghissima carriera, ma ricordiamo tra tutti, oltre i film hollywoodiani con le più grandi star dell’epoca d’oro del cinema statunitense, i film italiani del sodalizio con Vittorio De Sica e Marcello Mastroianni. Sarà proprio unicamente quest’ultimo, insieme alla sua famiglia, a voler sentire al telefono durante i diciassette giorni di carcere. Fu, difatti, internata a causa di una pena per un reato legato al fisco italiano.

I FILM CON MASTROIANNI – Tra i film che porto nel cuore c’è sicuramente il ruolo di Adelina – ideato da Eduardo De Filippo – del primo episodio di Ieri, oggi, domani. Diventa una popolana verace e contrabbandiera di sigarette, che pur di evitare il carcere viene ingravidata ciclicamente dal marito Carmine (Mastroianni). Oppure, la grande Filumena Marturano in Matrimonio all’Italiana sempre al fianco di Marcello, in una storia commovente, tragica, e didascalica firmata De Filippo. Sempre interpretazioni di donne materne, ove dà il meglio di sé. Forse, il suo essere giunonica, vera, e spontanea facevano sì che si alimentasse in lei un irriflesso senso di familiarità femminile. È l’archetipo della donna e della madre più interessante e criptico dell’intero panorama cinematografico italiano, insieme ai personaggi di mirifica romanità della Magnani, basti pensare ai ruoli in Bellissima di Visconti e Mamma Roma di Pasolini. Anche in Una giornata particolare di Ettore Scola, Sophia dà forma ad uno dei suoi personaggi di madre iconica. Nel pieno del ventennio fascista Antonietta, angelo del focolare, si innamora del suo vicino di casa omosessuale (Mastroianni) durante la visita storica di Hitler a Roma. Due solitudini che si incontrano, due emarginati che condividono uno spirito drammatico e comune. Quanto un incontro può cambiare radicalmente la nostra vita, scuotendo un’aberrante quotidianità? Uno dei piani sequenza più belli del cinema italiano, e una coppia che ha scolpito per sempre il nostro immaginario, trasmutando la nostra concezione immaginifica dell’Attore nel tempo, eliminando ogni barriera. Grazie Marcello e Sophia.