BACOLI – Un paesaggio quasi bucolico incastonato sul promontorio montese. Un terreno incolto, non edificabile che diventa fonte di sostentamento e guadagno. Ma anche una piccola grande bellezza flegrea attraverso cui combattere dissesto idrogeologico e disoccupazione. Siamo a Cappella, al confine tra i due comuni limitrofi di Bacoli e Monte di Procida dove orti e i frutteti si inerpicano dolcemente sui terrazzamenti che risalgono la collina che sovrasta il borgo più antico del paese. Qui, di giorno in giorno prende forma il sogno della famiglia Colandrea: coltivare un terreno produttivo, vendere i frutti della terra direttamente dal produttore al consumatore e servirli attraverso la creazione di piatti semplici ma raffinati. Mamma Rosa e i due suoi figli, Luigi e Generoso Colandrea ci stanno riuscendo, grazie soprattutto ai sacrifici di papà Salvatore e alla sua devozione per i campi agricoli.

DSCN1920L’AZIENDA – L’Azienda Agricola Km0 Flegreo e l’Agriturismo Don Salvatore sono il risultato di questa duplice sfida: sfruttare le materie prime che la “terra ardente” offre ed inserirsi nel mondo del lavoro, cercando di costruirsi un futuro migliore contando esclusivamente sulla forza delle proprie braccia e la potenza della natura. Meraviglioso il sentiero che, attraversando i terrazzamenti ove è possibile ammirare già con l’acquolina in bocca i prodotti di stagione, conduce ad un panorama mozzafiato, che va da Miliscola fino a Punta Campanella. Lungo il tragitto, a far bella mostra di sé, è un imponente cellaio risalente all’inizio dell’Ottocento, tipico esempio di architettura rurale. La stessa attività di ristorazione era, un tempo, un cellaio, oggi adibito ad accogliere ospiti. E’ una sfida coraggiosa, quella della famiglia Colandrea, che negli ultimi tempi sta riscontrando un notevole successo.

DSCN1922IL RECUPERO DELLA TRADIZIONE – Da quattro anni i fratelli Luigi e Generoso, instancabilmente sostenuti dalla mamma, hanno preso in mano le redini della azienda e hanno puntato alla riorganizzazione del fondo completando anche il processo di ammodernamento dell’impianto di irrigazione precedentemente avviato dal padre affiancandosi a esperti del settore per favorire le colture nelle fertili ma difficili, per conformazione, terre flegree. Insieme hanno scelto di dare maggiore voce al territorio recuperando la coltura delle cicerchie, del pomodoro cannellino e delle fave baiane, delle zucchine San Pasquale, della papaccella e del peperone quattropizzi detto anche a carciofo, il tutto in linea con i principi di Slow Food. Infatti tutti questi prodotti e tanti altri periodicamente giungono anche nel Paniere Flegreo concepito per l’appunto da Slow Food. Insomma, un progetto molto ambizioso che si spera possa fare proseliti. I Campi Flegrei custodiscono centinaia di ettari di campi lasciati in pasto ai rovi (pubblici e privati). Un modo non solo per creare posti di lavoro, ma anche per incrementare i livelli di sicurezza idraulica e idrogeologica del territorio.