Minori e chatbot: dopo i social, crescono i timori per i rischi dell’intelligenza artificiale
LA QUESTIONE – I chatbot stanno diventando una presenza sempre più diffusa nella vita degli adolescenti. Non vengono usati soltanto per studiare o per cercare informazioni. Molti ragazzi si rivolgono all’intelligenza artificiale anche per parlare dei propri sentimenti, chiedere consigli sulle relazioni o raccontare problemi che faticano a condividere con gli altri. Questo cambiamento solleva nuove domande sulla sicurezza dei più giovani. Tom Siegel, ex dirigente di Google specializzato nella protezione degli utenti, ritiene che l’intelligenza artificiale possa esporre bambini e adolescenti a rischi persino maggiori rispetto a quelli già emersi con i social network. In un’intervista pubblicata da Reuters il 22 settembre 2026 e aggiornata il giorno successivo, Siegel ha chiesto alle aziende tecnologiche di rafforzare le misure di protezione e di sottoporre i propri sistemi a controlli indipendenti. L’ex dirigente è stato nominato direttore esecutivo dello Youth AI Safety Institute di Common Sense Media, un’organizzazione statunitense impegnata nella tutela dei minori nell’ambiente digitale. Il nuovo istituto lavorerà alla definizione di standard di sicurezza e alla valutazione indipendente dei prodotti di intelligenza artificiale. L’idea è adottare un sistema di controlli simile, nell’impostazione, ai crash test automobilistici: verificare i potenziali pericoli prima che una tecnologia venga utilizzata su larga scala.
UN CHATBOT PER AMICO – Non tutti gli strumenti di intelligenza artificiale funzionano allo stesso modo. Alcuni aiutano a scrivere, studiare o trovare informazioni. Altri, chiamati AI companions, sono progettati per simulare una relazione personale. Questi compagni virtuali possono sostenere lunghe conversazioni, adattare il linguaggio alle preferenze dell’utente e, in alcuni casi, ricordare ciò che è stato raccontato in precedenza. Per un adolescente, avere qualcuno che risponde in qualsiasi momento, senza mostrare impazienza né esprimere giudizi, può essere particolarmente attraente. Il problema nasce quando il ragazzo comincia a considerare il chatbot un amico capace di comprendere davvero le sue emozioni e ad attribuire un peso eccessivo ai suoi consigli. Il rapporto UNICEF When AI Becomes a Friend, pubblicato nel giugno 2026, affronta proprio i rischi che tali applicazioni possono comportare per i diritti dei minori. Il documento richiama l’attenzione sulla necessità di protezioni specifiche, di maggiori responsabilità per le aziende e di controlli adeguati sui servizi che instaurano relazioni personali con bambini e adolescenti.
I DATI – Quanto è diffuso l’uso dell’intelligenza artificiale tra i più giovani? Un’indagine pubblicata da Common Sense Media l’8 giugno 2026 presenta alcuni dati significativi. La ricerca, condotta negli Stati Uniti su 1.204 bambini e adolescenti tra i 9 e i 17 anni, rivela che l’86% degli intervistati utilizza strumenti di intelligenza artificiale. Tra chi ne fa uso, oltre un ragazzo su tre ha parlato con l’IA dei propri sentimenti o di problemi personali. Più della metà ha chiesto consigli sulla salute o sul proprio corpo, mentre oltre quattro su dieci non hanno mai affrontato con un genitore o un tutore il tema della sicurezza di queste tecnologie. Un altro dato riguarda l’esposizione a contenuti inappropriati. Tra i ragazzi che hanno utilizzato chatbot, uno su sei dichiara di essersi imbattuto in risposte o materiali non adatti alla propria età. Soltanto un terzo di loro ne ha parlato con un adulto di fiducia. I risultati riguardano esclusivamente il campione statunitense e non possono essere considerati rappresentativi degli adolescenti italiani. Inoltre, le percentuali riportate si riferiscono a gruppi diversi di intervistati. La ricerca segnala anche un legame tra l’uso frequente dell’intelligenza artificiale e una maggiore solitudine autodichiarata tra i ragazzi. Non è però possibile stabilire un rapporto di causa ed effetto. Potrebbe essere, per esempio, che gli adolescenti che si sentono già soli siano più propensi a cercare compagnia nei chatbot.
ERRORI, PRIVACY E DIPENDENZA EMOTIVA – Uno dei principali rischi riguarda l’affidabilità delle risposte. Un chatbot può fornire informazioni errate o consigli inappropriati con un linguaggio talmente sicuro e convincente da sembrare attendibile. Il problema diventa particolarmente delicato quando un adolescente chiede indicazioni sulla propria salute, sul proprio corpo o sulle relazioni personali. Una risposta formulata con sicurezza non è necessariamente corretta, soprattutto quando manca la possibilità di valutare il contesto in cui si trova il ragazzo. C’è poi la questione della privacy. Nel corso di una conversazione, un minore potrebbe raccontare dettagli sulla propria famiglia, descrivere difficoltà scolastiche o condividere informazioni particolarmente sensibili senza sapere come verranno conservate e utilizzate. Un ulteriore rischio riguarda il legame emotivo che può svilupparsi con questi strumenti. Un sistema sempre disponibile, capace di rispondere in modo rassicurante e di adattarsi all’interlocutore, può trasmettere un senso di vicinanza. Non possiede però la comprensione emotiva né la responsabilità di una persona reale. Siegel ha espresso preoccupazione anche per l’abitudine di delegare all’intelligenza artificiale attività che richiedono ragionamento autonomo e capacità critiche. Ha inoltre richiamato l’attenzione sulle possibili gravi conseguenze per gli utenti particolarmente vulnerabili. Restano comunque molte domande aperte. Le ricerche disponibili non dimostrano che l’uso dei chatbot provochi, in generale, disturbi psicologici specifici. Per comprendere gli effetti delle interazioni prolungate con questi sistemi durante l’adolescenza saranno necessari ulteriori studi.
IL CASO REPLIKA – In Italia, il problema della sicurezza dei compagni virtuali era già emerso nel febbraio 2023, quando il Garante per la protezione dei dati personali intervenne in merito a Replika. L’applicazione consente di conversare con un interlocutore artificiale che può assumere il ruolo di confidente o di compagno virtuale. L’Autorità ha disposto una limitazione provvisoria al trattamento dei dati degli utenti italiani, dopo aver individuato rischi per i minori, anche legati alla possibilità di ricevere risposte inappropriate. Tra le criticità contestate figurava l’assenza di adeguati sistemi di verifica dell’età. Il 19 maggio 2025 il Garante ha annunciato una sanzione di cinque milioni di euro nei confronti di Luka, la società statunitense responsabile di Replika. Ha inoltre adottato misure per adeguare il trattamento dei dati alla normativa europea e ha avviato una nuova istruttoria sulle modalità di sviluppo e di addestramento del sistema di intelligenza artificiale. Come precisato dalla stessa Autorità, il provvedimento è stato oggetto di opposizione giudiziaria. Il caso mette in evidenza un problema che riguarda numerosi servizi digitali: dichiarare che un’applicazione non è destinata ai minorenni serve a poco se non esistono strumenti efficaci per verificare l’età di chi la utilizza.
LA PROPOSTA DELL’EUROPA – Anche le istituzioni europee stanno cercando di rafforzare la protezione dei minori online. Il 17 settembre 2026, la Commissione europea ha presentato la proposta legislativa EU KIDS Act, che mira a uniformare le tutele per i bambini e gli adolescenti. Il testo riguarda diversi servizi digitali, tra cui i social network, le piattaforme di condivisione video, i videogiochi online e i chatbot basati sull’intelligenza artificiale. Per i social network interessati dalla proposta è previsto un accesso graduale in base all’età. I minori di 13 anni non possono iscriversi. Tra i 13 e i 14 anni sarebbero consentiti soltanto account gestiti dai genitori e dotati di funzionalità limitate. Dai 15 anni in poi, sarebbe possibile creare autonomamente il proprio profilo. Il testo contiene anche disposizioni specifiche relative ai chatbot e ai compagni virtuali. Questi servizi dovrebbero essere disattivati per impostazione predefinita e non dovrebbero adottare comportamenti che favoriscano la dipendenza emotiva dei bambini. Un altro aspetto importante riguarda la verifica dell’età. I fornitori di servizi interessati dovrebbero adottare strumenti adeguati senza raccogliere più informazioni personali di quanto strettamente necessario. L’EU KIDS Act è ancora una proposta legislativa. Le disposizioni descritte non sono quindi in vigore e dovranno essere esaminate dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Unione europea. Esistono, invece, strumenti normativi già adottati. Nel luglio 2025 la Commissione europea ha pubblicato le linee guida sulla protezione dei minori nell’ambito del Digital Services Act, il regolamento europeo sui servizi digitali. Le indicazioni affrontano diversi pericoli presenti sulle piattaforme online, dai contenuti dannosi ai contatti indesiderati, fino alle caratteristiche dei servizi che possono incoraggiare un uso problematico.
FAMIGLIA E SCUOLA – La diffusione dei chatbot solleva anche una questione educativa. Stabilire quando uno studente può usare l’intelligenza artificiale per svolgere un compito è importante, ma non basta a prepararlo ai rischi che potrebbe incontrare. Secondo l’indagine di Common Sense Media, circa tre quarti dei ragazzi intervistati dichiarano che la propria scuola ha affrontato le regole sull’uso dell’IA. Poco più della metà, però, afferma di aver ricevuto indicazioni su come usare questi strumenti in sicurezza. La differenza è sostanziale. Sapere se è consentito servire un chatbot per scrivere una ricerca non significa saper riconoscere una risposta errata, proteggere i propri dati o comprendere i limiti di un interlocutore artificiale. Anche i genitori possono svolgere un ruolo importante, a partire dalla conoscenza delle applicazioni che i figli usano. Capire perché un adolescente ricorra all’intelligenza artificiale permette di distinguere tra un uso scolastico o creativo e situazioni in cui il chatbot diventa il suo principale punto di riferimento per affrontare difficoltà personali. Quando un ragazzo riceve risposte inappropriate, incontra contenuti che lo mettono a disagio o cerca sostegno per un problema delicato, il confronto con un adulto di fiducia rimane particolarmente importante.
AZIENDE TECNOLOGICHE E RESPONSABILITÀ – Educare i ragazzi a utilizzare consapevolmente l’intelligenza artificiale è necessario, ma non può sostituire le responsabilità di chi sviluppa e distribuisce tali tecnologie. È proprio su questo punto che insiste Siegel. Secondo l’ex dirigente di Google, lasciare alle sole aziende la valutazione della sicurezza dei propri prodotti non garantisce un livello di garanzia sufficiente. La sua proposta prevede standard condivisi e verifiche condotte da organismi indipendenti, in grado di individuare i potenziali pericoli prima che un nuovo sistema raggiunga milioni di utenti. Nell’articolo di Reuters, Google e OpenAI hanno illustrato le misure che intendono adottare per proteggere gli utenti più giovani, tra cui controlli parentali e sistemi di sicurezza dedicati. Resta da verificare se queste protezioni funzionino nelle situazioni reali, soprattutto quando un adolescente si affida all’intelligenza artificiale per affrontare difficoltà personali. Rispetto ai social network, i chatbot introducono un elemento diverso: la possibilità di instaurare conversazioni individuali, personalizzate e potenzialmente continue. È su questa caratteristica che si concentra una parte crescente dell’attenzione di ricercatori, istituzioni e organizzazioni impegnate nella tutela dei minori. L’obiettivo è individuare garanzie efficaci che consentano ai più giovani di utilizzare queste tecnologie senza compromettere la propria sicurezza, la riservatezza dei dati e il benessere personale.





























