di Angelo Greco

Un momento dell'esplosione
Un momento dell’esplosione

MONTE DI PROCIDA – Cielo e mare fusi in un unico geyser d’acqua. Sono le 13:20 quando un boato accompagna l’esplosione di una bomba della Seconda Guerra Mondiale. Si tratta di un ordigno di grosse dimensioni, ben 250 chili di tritolo, che si era adagiato sul fondo nelle acque tra Monte di Procida e l’isola di Procida, poco distante da alcune condotte di metano. Ed è stata proprio la presenza delle condutture di metano, ad evitare che l’ordigno non entrasse mai in contatto con le reti dei pescatori. L’esplosione ha creato uno spettacolo suggestivo in acqua, visibile anche dalla costa.

 

LE OPERAZIONI – A condurre le operazioni,  il nucleo SDAI (Servizio Difesa Antimezzi Insidiosi) gli artificieri facenti capo agli incursori) di Taranto, sei uomini, coordinati dal Capo Giuseppe Pittas, che prima hanno spostato l’ordigno tramite un sistema di galleggianti, in un luogo sicuro poi e poi hanno fatto brillare l’ordigno. Un’enorme colonna d’acqua si è alzata tra Monte di Procida e le isole del golfo del flegreo. Una forza d’urto talmente imponente che gli stessi sismografi dell’Osservatorio Vesuviano (opportunamente allertati dalla Guardia Costiera) hanno registrato l’evento. A scortare le operazioni due motovedette della Capitaneria di Napoli. Le operazioni sono state in forse per colpa della condizioni meteo non ottimali.

 

PERICOLO COSTANTE – La presenza di ordigni del genere rappresenta un pericolo reale per la sicurezza in mare. In primo luogo perché il tempo non altera la capacità esplosiva del tritolo e poi perché spesso in passato tale ordigni sono stati presi di mira da “predoni di esplosivo”. Inoltre il passare degli anni indebolisce l’involucro esterno rendendo la detonazione più semplice. Lo stato dell’involucro non ha potuto far riconosce se la bomba fosse inglese o americana. Il ritrovamento era stato fatto nei giorni scorso proprio da alcuni sub di una ditta impegnata in alcuni lavori riguardanti proprio la condotta.

 

LE FOTO

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