di Alessandro Napolitano

ludopatia
L’allarme dell’ASL: 30 milioni di euro spesi ai videopoker

POZZUOLI – Stipendi, risparmi, case e aziende di famiglia gettati al vento. E’ ciò a cui, in numero sempre crescente, sempre più famiglie stanno andando incontro a causa della dipendenza dal gioco. Se ne è discusso in un convegno organizzato dall’Asl Napoli 2 Nord a cui hanno partecipato anche il senatore Raffaele Calabrò e l’onorevole Michele Schiano di Visconti, presidente della Commissione Sanità del consiglio regionale. Oltre 30 milioni di euro spesi ai videopoker, slot machine o alle lotterie istantanee. Sono numeri impressionanti quelli riguardanti la ludopatia nei territori di competenza dell’azienda sanitaria.

L’ALLARME – «Ognuno dei nostri assistiti si è giocato quel che aveva e quel che riusciva a recuperare da familiari, amici e soci – ha spiegato Giorgio di Lauro, direttore del Dipartimento di Dipendenze Patologiche dell’Asl Napoli 2 Nord – Alcuni hanno perso fino a 2 milioni di euro, altri solo i 12mila di cui disponevano. In ogni caso, la dipendenza dal gioco ha generato tragedie familiari. Divorzi, abbandoni, fallimenti di imprese, in alcuni casi perfino vagabondaggio. Il problema è molto più ampio di quello che si immagina e nei paesi della provincia di Napoli assume toni davvero drammatici. Abbiamo assistito a casi in cui il gioco d’azzardo ha innescato anche altre forme di dipendenza. Dal gioco si è passati all’alcol e, in alcuni casi anche alle droghe. Occorre considerare il gioco d’azzardo non come un passatempo o un divertimento, ma come un grave disturbo del comportamento, capace di devastare le vite di migliaia di persone. La passione per il gioco diventa vera e propria malattia, quando aumenta progressivamente la frequenza delle giocate, il tempo passato a giocare e la somma spesa nel tentativo di recuperare le perdite in un escalation senza ritorno.».

I MALATI – L’89 per cento delle persone che si rivolgono all’Asl sono definite «malate», mentre il restante 11 per cento con «gravi problemi»: «Il nostro centro (a Casavatore, ndr) ha avviato le attività nel 2012 e, nell’arco di pochi mesi, è diventato un punto di riferimento per moltissimi giocatori – spiega la responsabile terapeuta del Centro per le Dipendenze Comportamentali, Anna Grazia Mautone – I pazienti che arrivano da noi il più delle volte hanno già perso tutto: patrimonio, lavoro, famiglia ed affetti. È una tragedia che attraversa la nostra provincia in modo silenzioso, ma che sta devastando intere comunità».