MESSAGGIO:

Ottanta locali notturni sanzionati dalla Polizia Municipale negli ultimi 5 mesi
La movida nella zona della Darsena

gentile Direttore, rieccomi. Uso la sua redazione ancora una volta per dar voce ai residenti di una parte tartassata del nostro bel Comune, la Darsena. È ormai iniziata l’estate, e dal giovedì (quando va bene) alla domenica, chiunque vi abiti a ridosso deve rinunciare a dormire. Perchè ha la colpa, appunto, di abitarvi. Il punto é che dopo soli due anni inizio a sentirmi “sconfitto”. Ieri notte ha vinto ancora la sosta selvaggia che blocca tutti, ha vinto l’assenza completa di controllo territoriale – inspiegabile – se non ipotizzando connivenza. Ha vinto il malcostume, la maleducazione, il “basso livello” delle migliaia di ragazzini che continuano ad ubriacarsi, a rompere bottiglie, ad urlare, fino alle 5 di mattina, incuranti di qualsiasi regola. Che continuano a lasciare birre, bicchieri semipieni, lattine, nelle aiuole del vicinato e fin sopra le scale del mio palazzo. E tutto ciò sembra dovermi andar bene per forza, in nome di un “amma faticá”? Mi dispiace ma non sono d’accordo. Ho il diritto di essere tutelato, come e quanto i 5 euro d’alcool con cui “riempire” le teste completamente vuote di quei ragazzini. La domanda è: da chi? Se quando chiamo i vigili, non arriva nessuno? Se anno dopo anno, la scena è sempre la stessa? Ha ragione colui che sostiene che “l’essere una persona per bene” (ma non fessa, si badi) non paga? È necessario scendere ai canali comunicativi di questa barbarie incontrollata, per cercare compromessi su quanto invece mi spetta di diritto? Esiste una volontá politica consapevole dello stato dei fatti? O anxhe lì tutto questo é da tollerare in nome di un'”ammortizzazione sociale”? Il parcheggiatore abusivo viene lasciato fare il suo porco comodo, anche quella una categoria protetta. Io che pago le tasse e ho una formazione “normale”, che mi obbliga ad un linguaggio civile, posso essere lasciato soccombere. Spero nella voce di qualcuno che come me ne ha le scatole piene.

 

Carlo D.