BACOLI – Con delibera votata all’unanimità, in occasione di una seduta tenutasi nella Giornata del Ricordo del 10 febbraio 2020, il Consiglio Comunale di Bacoli ha approvato una mozione volta a promuovere l’intitolazione di una piazza da dedicare ai Martiri delle Foibe. Si tratta di una delle pagine più brutte della storia italiana, commemorata con la legge nazionale n. 92 del 30 marzo 2004 che istituisce la Giornata del Ricordo ogni anno il 10 Febbraio, ricordando la data in cui, nel 1947, avvenne la firma del Trattato di Pace di Parigi che sanciva la perdita, per l’Italia, dei territori dell’Istria, del Quarnaro, della Dalmazia e quindi delle città di Fiume, Zara e Pola. Una grave ferita per la nostra Nazione, per un territorio martoriato da continue invasioni, fin dall’Ottocento, e che, mentre tutto il Paese accoglieva le forze alleate, decretando la fine della Seconda Guerra Mondiale, la ridefinizione del confine nord-orientale, la divisione della città di Trieste, gli esodi, le fucilazioni ed il massacro delle foibe continuarono a persistere per un altro decennio ancora. Ecco perché la città di Bacoli, il Consiglio Comunale e la Commissione Speciale per la Toponomastica, hanno voluto dedicare una parte del suo territorio a ricordo di quell’immane tragedia.

LA CERIMONIA – La piazza scelta è quella antistante la Chiesa di San Sossio, a Miseno, in Via Sacello degli Augustali, di fronte Marina Piccola. E’ qui che oggi, alle 16, si terrà la cerimonia di intitolazione della Piazza Martiri delle Foibe. La cerimonia vedrà anche la partecipazione del Dott. Giuseppe Sartore, coordinatore regionale per la Campania dell’Unione degli Istriani, rappresentanti della Libera Provincia dell’Istria in Esilio. «Sono veramente orgoglioso di questa intitolazione – rappresenta il Presidente del Consiglio Comunale, Mauro Cucco – Una volontà unanime di tutto il Consiglio Comunale che si riesce a concretizzare sempre il 10 Febbraio, in occasione del Giorno del Ricordo. Ringrazio anche il Dott. Sartore per averci fatto conoscere la realtà dell’Unione degli Istriani. Quanto accaduto in quei territori rappresenta una pagina brutta della storia italiana, ma pur sempre una pagina di storia che, in quanto tale, non va assolutamente offuscata. Perché anche quella è Italia, un’Italia che c’era, che non c’è più ma che vive ancora nelle anime e negli occhi di chi discende da quelle popolazioni».