POZZUOLI – E’ stato condannato a 8 anni di carcere Gennaro Amirante, 39 anni, alias “Gennarino Scimità” e genero del boss di Pozzuoli Gennaro Longobardi. L’uomo fu arrestato all’alba del 6 aprile scorso insieme al suocero per estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di Giuseppe Bruno, titolare del ristorante “Bobò”. La sentenza è arrivata questa mattina durante l’udienza con rito abbreviato. Per le prossime settimane è invece attesa la condanna per il boss Gennaro Longobardi che ha scelto il rito ordinario.

LA DENUNCIA – Amirante e Longobardi furono arrestati nel quartiere di Monterusciello mediante un decreto di fermo eseguito dai carabinieri del Nucleo Operativo di Pozzuoli. A fargli scattare le manette ai polsi fu la denuncia da parte dell’imprenditore Giuseppe Bruno che non si piegò alla richiesta di estorsione.

L’ESTORSIONE – I due infatti volevano imporre alla vittima di acquistare frutti di mare dal genero del boss per un valore di 1500 euro al mese, una spesa eccessiva rispetto al valore di mercato della merce. Un’estorsione “mascherata” da una fornitura di fronte alla quale si ribellò il ristoratore assistito al processo contro i due estorsori dalla Federazione Antiracket Italiana.

ARRESTO BIS – Gennaro Amirante, attualmente detenuto, a giugno fu raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare per una tentata rapina ai danni di un furgone che trasportava medicinali. Insieme a lui finì nei guai il cognato, l’altro genero del boss Gennaro Longobardi.