Antonio Ferro

POZZUOLI – Violenti e spietati, anche con i familiari. Per imporre le proprie “regole” i fratelli Ferro non risparmiavano nessuno. Pestaggi, gambizzazioni e auto incendiate chi “sgarrava”, a chi vendeva droga fuori sistema o estorceva soldi ai loro amici o a chi già pagava il clan. Una furia cieca che si abbatté anche contro uno dei figli del boss Gaetano Beneduce, con i quali i rapporti non erano idilliaci. Tra cugini infatti non scorreva buon sangue, soprattutto tra Antonio Ferro ed Emanuele Beneduce, che il pentito racconta essere “il più ingestibile di tutti i fratelli, il più furbo e il pupillo di Gaetano”. Dichiarazioni -è doveroso precisare- che rappresentano una ricostruzione di parte agli atti del processo anti camorra Iron Men e che al momento vedono gli accusati estranei ai fatti.

Andrea Ferro

TESTA SPACCATA – Ma veniamo ai rapporti tra i Ferro e Beneduce, non certo idilliaci. Questi si acuirono in particolare dopo l’operazione Penelope che segnò la fine dei clan Beneduce e Longobardi e l’ascesa del clan Ferro. In un’occasione, per punire uno “sgarro”, il pentito Antonio Ferro picchiò selvaggiamente uno dei figli di Gaetano Beneduce reo di aver chiesto il pizzo a un caseificio e in un’altra occasione a un locale della movida flegrea. Episodio che racconta egli stesso: “Andava, a nostra insaputa, a commettere una serie di estorsioni, e noi ne venivamo a conoscenza quando andava a chiedere le tangenti ai nostri amici. Così, ad esempio, quando al Toiano dove c’era uno dei caseifici affiliato a quello di Quarto….Il proprietario -prosegue Ferro- ce lo venne a dire e mandammo l’ambasciata a mio cugino di non azzardarsi più ad avvicinarsi in quel posto perché….era amico nostro e, inoltre, legato a Peppe Polverino. Lui però ritornò lo stesso dal gestore del caseificio al Rione Toiano dicendo a questi che gli doveva dare comunque i soldi perché una cosa era lui e un’altra erano i suoi cugini, intendendo me, mio fratello e il suo gruppo. Quando seppi ciò da……, ricordo che mi recai a casa….e gli spaccai la testa.”

ESTORSIONE A DISCOTECA – Episodio analogo avvenne per un’altra estorsione ai danni di un locale della movida in via Campi Flegrei, il cui proprietario -afferma il pentito- era amico di Luigi Mattera “Ce lo disse nel corso di una riunione in cui c’erano presenti oltre a Mattera e me anche Palumbo Nicola, Giuliano Palumbo, Paolo Cozzolino, mio fratello Andrea ed altri. Mattera ci disse che….aveva fissato l’appuntamento con il suo amico titolare proprio quella sera, in tarda ora, e così ci recammo anche noi, in particolare io, Mattera, Cozzolino, mio fratello, Giuliano Palumbo, oltre ovviamente al titolare del locale….. Anche in quella circostanza decisi di dare una lezione a mio cugino e lo picchia pesantemente”.

LA RISPOSTA – Ma la risposta dei Beneduce non si lasciò attendere. Dopo quell’affronto scattò la rappresaglia e -sempre a detta del pentito- i cugini andarono a sparare contro la serranda dell’autoscuola di uno degli affiliati al clan Ferro: “Nonostante ciò….in quel periodo portava le stampelle per un incidente di moto, andò a sparare insieme al fratello che era agli arresti domiciliari, nella serranda dell’autoscuola della madre di Ciro Scognamiglio, uomo nostro per ritorsione nei nostri confronti. Nello stesso periodo in cui aveva fatto l’estorsione al caseificio al Toiano….si era preso in una circostanza mezzo chilo di erba da Biagio il falegname senza pagarglielo. L’erba a Biagio, del valore di 3.600 euro, era del clan.” -FINE SECONDA PARTE