POZZUOLI – Cinque anni di estorsioni, traffico di droga, armi, il controllo del territorio attraverso la violenza, le minacce. Nella loro rete erano finiti in tanti: imprenditori, piccoli commerciali e finanche i parcheggiatori abusivi. Era la camorra del dopo “Penelope”, quella che in pochi mesi si riorganizzò attorno alle figure di due fratelli, Andrea e Antonio Ferro, uno la mente e l’altro il braccio di un gruppo criminale che agiva sotto il cartello dei Longobardi-Beneduce. Era l’inizio del 2011, i due fratelli “comandarono” indisturbati fino all’uscita dal carcere di un pezzo da 90 della camorra flegrea, Nicola Faccia “abbuffata”, uomo del boss Gennaro Longobardi sul territorio di Quarto. Infine l’irruzione sulla scena di un gruppo di cani sciolti capeggiati da Napoleone Del Sole (oggi collaboratore di giustizia) che fece saltare gli equilibri imponendosi con violenza. Fino all’alba del 29 novembre 2016 quando i carabinieri li arrestarono tutti.

Antonio e Andrea Ferro

IL PROCESSO – Ed oggi la camorra flegrea è alla sbarra. Questa mattina è iniziato il maxi processo “Iron Men” che vede 79 imputati, di questi 44 sono ancora detenuti. Il processo ha preso il via presso l’aula bunker del carcere di Poggioreale. Presenti, davanti al GUP Marcello De Chiara, quasi tutti gli imputati. L’udienza è stata rinviata al prossimo 4 ottobre, quando saranno formalizzate le richieste di rito. Gli imputati dovranno rispondere a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione ai danni di imprenditori e commercianti, armi e traffico di stupefacenti e gestione delle piazze di spaccio.

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LA STORIA – Quattro i capi di tre gruppi criminali che per quasi 6 anni si sono mossi sotto il cartello dei “Longobardi-Beneduce”: i fratelli Andrea Ferro, attualmente detenuto presso il carcere di Lanciano, e Antonio Ferro, detenuto a Carinola (entrambi sono difesi dagli avvocati Massimo Fumo e Dario Vannetiello), Nicola Palumbo (detenuto a Terni e difeso dall’avvocato Luca Gili) e il collaboratore di giustizia Napoleone Del Sole. Eredi di Gennaro Longobardi e Gaetano Beneduce, che hanno scritto la storia della camorra flegrea dopo gli omicidi di Bellofiore e Sebastiano, gli scontri e le rivalità dal 2007 tra Beneduce da una parte e Longobardi e i quartesi di Cerrone dall’altra, fino all’alleanza con il potente clan Sarno.

L’ACCORDO TRA I FERRO E PALUMBO – Dopo l’operazione “Penelope”, che nel giugno del 2010 portò in carcere 84 affiliati al clan, emersero le figure dei fratelli Antonio e Andrea Ferro, nipoti di Gaetano Beneduce, che dominavano la scena fino al 2014 quando fu scarcerato Nicola Palumbo alias Faccia abbuffata, da sempre uomo di Gennaro Longobardi ed esponente dell’ala quartese del clan. Faccia abbuffata organizzò un gruppo criminale nel quale confluirono diversi affiliati ai Ferro. Tra i due gruppi fu stipulato una sorta di accordo per la gestione del traffico di droga, le estorsioni ai commercianti e finanche la richiesta di pizzo ai parcheggiatori abusivi e la gestione dei videopoker.

NAPOLEONE DEL SOLE – Un idillio che durò fino alla comparsa sulla scena dell’attuale collaboratore di giustizia Napoleone Del Sole che a capo della violenta banda dei “cani sciolti” ruppe gli equilibri imponendosi per diversi mesi. Del Sole, ex affiliato di Faccia Abbuffata, finì nel mirino del RAS di Quarto che decise di eliminarlo insieme ad altri appartenenti al suo gruppo nato tra Licola e Rione Toiano. Una condanna a morte che fu evitata grazie agli arresti del 2015 quando i carabinieri sgominarono la banda di cani sciolti.

LE ATTIVITA’ – I tre gruppi criminali per 5 anni hanno controllato le piazze di spaccio di Licola, Rione Toiano, Monterusciello e Arco Felice, il business delle estorsioni che non lasciava scampo a nessuno: tutti dovevano pagare, dai parcheggiatori abusivi ai commercianti dei mercatini di Monterusciello e Rione Toiano, ai titolari dei videopoker. Un’attività che passava per la raccolta di fondi per gli “amici di Pozzuoli” finalizzata al sostentamento dei membri delle varie fazioni e delle famiglie dei detenuti, fino al reperimento di armi e alla commissione dei fatti di sangue. Questo fu il quadro disegnato dagli investigatori portò a 46 ordinanze di custodia cautelare in carcere eseguite il 29 novembre del 2016 dai carabinieri del Nucleo Operativo di Pozzuoli. Infatti, agli atti si registrano  le dichiarazioni rese alcuni anni orsono da Perrone Roberto, De Felice Francesco, Giugliano Luigi, Giogli Raffaele, Di Lanno Biagio, Sartore Alfredo, per arrivare alle più recenti dichiarazioni accusatorie rese dai pentiti Del Sole Napoleone, De Felice Ciro, Di Roberto Antonio e Rocco Giuseppe.

I NOMI – Alla sbarra capi e gregari dei gruppi criminali capeggiati dai fratelli Antonio e Andrea Ferro, Nicola Palumbo “faccia abbuffata” e del pentito Napoleone Del Sole. Insieme ai fratelli Ferro e Palumbo ci sono Gargiulo Biagio (alias Biagio ‘o falegname), Scognamiglio Diego (alias Panettone e ‘o chiatto), Carnevale Gennaro (alias Tubettiello), Russo Mario (alias Marittiello ‘o pilota), Cozzolino Paolo (alias Paoletto), Salvati Luca (alias Lucchetto), Aprea Pio (alias Piariello), Dello Iacolo Pasquale, Mele Antonio (alias ‘o Campagnuolo), Cavaliere Gennaro (alias ‘o Lupo), Troise Gustavo, Beneduce Massimiliano, Beneduce Marco, Illiano Domenico (alias ‘o Malacarne), Illiano Strato (alias Ninotto), Cavaliere Franco (alias Checco), Campanile Gaetano (alias Ninuccio ‘e Pisciachiara), Iannone Alessandro (alias Nas ‘e cane), Palumbo Giuliano, Carotenuto Giuseppe (alias Pinuccio ‘a ricotta), Capasso Angelo, Loffredo Biagio (alias Fiet ‘e cazzetta), De Felice Giovanni, Reazione Umberto, Lucignano Filippo, Spinelli Mario, Nizzolini Antonio (alias Ricchitella), Trincone Giuseppe (alias Pepp ‘o licc), Di Bonito Alfonso (alias ‘o Nano), Barretta Marco Massimiliano, Barile Salvatore, Trincone Salvatore (alias Totore ‘o licc), Vallozzi Nicola (alias ‘o stuort), Loffredo Francesco (alias Checco fiet ‘e cazzetta), De Simone Alberto, Amirante Giovanni, Romano Francesco (alias Checcotto), Stellato Salvatore, Andreozzi Francesco, Sorce Salvatore, Nitti Valerio, Gaudino Gennaro. A questi si aggiungono altri 34 imputati indagati a piede libero.