Close
Cronaca Primo Piano

Covid, altri 12 contagi a Pozzuoli. Il sindaco lancia l’allarme e attacca i negazionisti «Non ascoltateli»

Covid, altri 12 contagi a Pozzuoli. Il sindaco lancia l’allarme e attacca i negazionisti «Non ascoltateli»
  • Pubblicato30 Settembre 2020

POZZUOLI – Altri 12 contagi da covid nelle ultime 24 ore a Pozzuoli, numero che porta a 100 quello delle persone attualmente contagiate in città. I nuovi casi sono tutti in isolamento domiciliare e sono in contatto con il servizio Epidemiologico per la ricerca dei link. Sempre nelle ultime ore 4 persone sono guarite definitivamente. Ad oggi sono 235 in tutto gli abitanti della città di Pozzuoli che hanno contratto il coronavirus dall’inizio dell’epidemia, di cui 100 attualmente contagiati e 122 guariti.

L’ALLARME«Sono numeri che avrei preferito mai ricevere. Ma ho l’obbligo, innanzitutto morale, di comunicarveli. -ha scritto in un lungo post il sindaco di Pozzuoli Vincenzo Figliolia sulla propria pagina Facebook – Per la giornata di domani ho convocato una riunione con il Comitato Operativo di Protezione Civile per valutare le azioni da intraprendere per contenere i contagi. Nei giorni scorsi vi avevo annunciato che avrei preso delle decisioni anche drastiche, ma ho sperato fino alla fine nella collaborazione di tutti. Non volevo arrivarci e speravo di non arrivarci. Ci sono stati sicuramente grandi errori di comunicazione alla fine del lockdown, troppi. Ma mi sento di ribadire con forza che quegli errori non sono venuti dalle autorità preposte, che sempre, accanto ad ogni provvedimento di apertura, indicavano norme e regolamenti e ribadivano quelle basilari. E io non sono stato da meno, anzi. Se avessimo dato ascolto solo alle fonti ufficiali, piuttosto che a detrattori, scienziati da ribalta, virologi dell’ultima ora, negazionisti e maestri del click-baiting, avremmo forse continuato a comportarci come era necessario fare e oggi non ci troveremo costretti a limitare attività che era possibile condurre con ampi margini di sicurezza. O a schierare controlli e comminare sanzioni. Non avrebbe dovuto essere così difficile comprendere che convivere con il virus significava fare ognuno la propria parte, facendo tutti qualche piccola rinuncia, per far sì che lentamente tutto potesse ripartire. Non sto scaricando responsabilità. Ci sono ovviamente problemi per i quali le risposte non sono nel comportamento dei singoli. Ma è vero anche che molti di questi non si risolvono in qualche mese. Si dovrebbe fare più screening e contact tracing e farlo più rapidamente. Sicuramente. E mi sembra che sia questa la direzione che si voglia prendere, al netto di eventuali difficoltà operative che bisognerà superare al più presto. Ma sono costretto ad invitarvi a riflettere ancora: su un treno, su un bus affollato abbiamo esigenza reale di salirci, per andare al lavoro, per andare a scuola, possiamo farlo proteggendoci, e lo facciamo per il tragitto da compiere, senza bisogno di socializzare, intrattenerci, parlare, urlare. Ma mi chiedo: abbiamo davvero un’esigenza reale, inderogabile, imprescindibile, nonostante il momento, di spendere ore ed ore davanti ad un locale affollato, per condividere una bibita o una sigaretta, accalcandoci, senza protezioni, mettendo così ancora più in crisi ed aumentandone a dismisura le necessità la sorveglianza sanitaria, rendendo impossibile l’applicazione delle misure di sicurezza e il controllo delle stesse? Siamo davvero così sicuri che debba essere un’ordinanza, quella del Presidente della Regione, o mia, a mettere fine a comportamenti sbagliati che riguardano le scelte dei singoli? E siamo davvero sicuri che alla fine, siano questi strumenti a decretare la necessaria limitazione o chiusura di alcune attività? Il messaggio alla riapertura era questo, non un altro: il virus c’è ancora. Ed è lo stesso che c’era prima del lockdown. E qui da noi è andata bene. Ma è qui, tra noi. Occorre prudenza. Prudenza da parte di tutti. Prudenza, responsabilità e memoria.»