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Con il PNRR digitale 2,54 milioni ai comuni flegrei: la sfida ora è mantenere servizi e sicurezza

Con il PNRR digitale 2,54 milioni ai comuni flegrei: la sfida ora è mantenere servizi e sicurezza
  • Pubblicato22 Settembre 2026

POZZUOLI – I comuni di Pozzuoli, Bacoli, Quarto e Monte di Procida hanno ottenuto risorse per il cloud, siti e servizi online, notifiche digitali, identità elettronica e lo scambio di dati. Dopo gli investimenti straordinari si apre la questione della gestione ordinaria: costi, personale, contratti e cybersicurezza.

IL PNRR DIGITALE – Quasi 2,54 milioni di euro per portare nel digitale una parte dei servizi pubblici di Pozzuoli, Bacoli, Quarto e Monte di Procida. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha finanziato migrazioni al cloud, nuovi siti comunali, servizi online, notifiche con valore legale e collegamenti alle principali piattaforme nazionali. Con i progetti ormai in larga parte completati, per i Comuni si apre però una seconda fase: mantenere nel tempo quanto realizzato. È uno dei temi al centro della tappa napoletana del roadshow “La trasformazione digitale dei Comuni dopo il PNRR”, promosso da ANCI e dal Dipartimento per la trasformazione digitale e conclusosi il 15 settembre all’Hotel Ramada di Napoli. L’iniziativa ha riunito amministratori, funzionari, tecnici e rappresentanti delle istituzioni per discutere della continuità del processo di innovazione avviato con il Piano. Due workshop sono stati dedicati alla cybersicurezza e a SEND, il Servizio di notifiche digitali utilizzato dagli enti per gestire le comunicazioni a valore legale. Ma il problema della fase successiva al PNRR è più ampio: trasformare investimenti straordinari in servizi ordinari che devono continuare a funzionare, restare aggiornati e restare sicuri. Nei quattro principali Comuni dell’area flegrea considerati in questa analisi, il valore dei finanziamenti non oggetto di successiva rinuncia supera complessivamente i 2,5 milioni di euro.

2,54 MILIONI PER I COMUNI FLEGREI – Un’elaborazione dei dati pubblicati sulla piattaforma PA Digitale 2026 per Pozzuoli, Bacoli, Quarto e Monte di Procida porta a 29 progetti e a un valore complessivo di 2.538.430,68 euro, escludendo le candidature per le quali è stata successivamente decretata la rinuncia. La cifra comprende sia contributi già erogati al termine delle verifiche previste sia finanziamenti che, nel dataset, risultano ancora assegnati. Pozzuoli presenta l’importo complessivo più alto: 817.789,34 euro distribuiti su nove interventi. La voce principale, pari a 328.160 euro, riguarda la misura “Esperienza del cittadino nei servizi pubblici”, destinata al sito comunale e ai servizi digitali. Seguono 162.748 euro per la Piattaforma digitale nazionale dati (PDND), 148.458 euro per la migrazione al cloud, 59.966 euro per SEND e 58.272 euro per PagoPA. Gli altri interventi riguardano l’accesso tramite il Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID) e la Carta d’Identità Elettronica (CIE), l’integrazione con l’app IO, la digitalizzazione dello stato civile tramite l’Archivio Nazionale Informatizzato dei Registri dello Stato Civile (ANSC) e l’aggiornamento dell’Archivio Nazionale dei Numeri Civici e delle Strade Urbane. Per Bacoli, gli interventi considerati ammontano complessivamente a 671.945 euro. Le due voci principali sono 280.932 euro per sito e servizi online e 252.118 euro per il cloud. Si aggiungono 59.966 euro per SEND, 30.515 euro per la PDND, 20.384 euro per servizi sull’app IO, 14.030 euro per lo stato civile digitale e 14.000 euro per SPID e CIE. Quarto raggiunge 693.004,14 euro con sei progetti. Anche in questo caso, gli importi maggiori riguardano l’esperienza digitale del cittadino, pari a 280.932 euro, e il cloud, pari a 252.118 euro. Seguono pagoPA con 76.482 euro, SEND con 59.966 euro, SPID e CIE con 14 mila euro e l’archivio nazionale di strade e numeri civici con 9.506,14 euro. Per Monte di Procida, i sette interventi considerati ammontano complessivamente a 355.692,20 euro. Il sito e i servizi digitali rappresentano 155.234 euro, la migrazione al cloud 108.082 euro e SEND 32.589 euro. Sono inoltre presenti progetti relativi alla PDND, all’app IO, all’identità digitale e allo stato civile.

USO DEI SERVIZI – Gli open data di PA Digitale 2026 consentono di ricostruire i finanziamenti e l’avanzamento amministrativo dei progetti. La piattaforma specifica che i progetti completati sono quelli per i quali è stato disposto il bonifico del finanziamento, a seguito delle verifiche di conformità. Questo dato, tuttavia, da solo non consente di stabilire quanto un servizio digitale sia effettivamente utilizzato dai cittadini né se abbia ridotto tempi, code e passaggi agli sportelli. Per misurare questi risultati servirebbero ulteriori indicatori: numero di accessi, pratiche iniziate e concluse interamente online, pagamenti effettuati, notifiche gestite tramite SEND, tempi dei procedimenti e richieste di assistenza. Sono dati particolarmente importanti perché la digitalizzazione produce un beneficio concreto soltanto quando il servizio finanziato diventa effettivamente utilizzabile nella vita quotidiana.

I COSTI ORDINARI – La migrazione verso il cloud e l’introduzione di nuove piattaforme non eliminano la spesa informatica. Una volta conclusa la fase finanziata, gli enti devono continuare a sostenere i costi previsti dai propri contratti per servizi cloud, assistenza, manutenzione, software, aggiornamenti e sicurezza. Il 21 luglio, il Dipartimento per la trasformazione digitale ha annunciato il raggiungimento del target nazionale previsto dal PNRR: oltre il 75% delle amministrazioni italiane ha trasferito dati e applicativi in ambienti cloud qualificati. Secondo il Dipartimento, il percorso ha interessato circa 13 mila amministrazioni e oltre 135 mila servizi pubblici. Il raggiungimento dell’obiettivo nazionale, però, non consente di stabilire automaticamente quale sarà il costo futuro per ciascun Comune. Per Pozzuoli, Bacoli, Quarto e Monte di Procida, la questione da verificare riguarda quindi la durata dei contratti collegati ai singoli progetti, le successive spese a carico dei bilanci comunali e le risorse professionali disponibili per la gestione dei sistemi. Per gli enti di dimensioni più contenute il problema non è soltanto economico. Il Responsabile per la transizione digitale (RTD) deve coordinare processi che possono coinvolgere l’anagrafe, i tributi, il protocollo, i servizi sociali, i pagamenti e altri uffici. Diventa quindi importante mantenere all’interno dell’amministrazione competenze sufficienti per monitorare i fornitori, verificare la qualità dei servizi e gestire eventuali cambi di operatore.

LA CYBERSICUREZZA – La sicurezza informatica è stata uno dei temi affrontati nella tappa napoletana del roadshow, con il coinvolgimento dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN). La questione riguarda direttamente la continuità dei servizi comunali. La sicurezza non coincide, infatti, con l’acquisto di un singolo software: richiede aggiornamenti, gestione degli accessi, copie di sicurezza, capacità di ripristino, formazione del personale e procedure per affrontare eventuali incidenti. La crescente interconnessione tra sistemi rende inoltre più importante la continuità operativa. Un incidente informatico può compromettere non soltanto un sito web, ma anche i servizi e gli applicativi coinvolti dall’evento, a seconda dell’architettura informatica dell’ente. Per questo, la fase successiva agli investimenti del PNRR pone anche una questione di trasparenza: capire quali risorse i Comuni destinano stabilmente alla sicurezza e alla manutenzione dei servizi digitali.

MISURARE I RISULTATI – I dati pubblici permettono dunque di ricostruire con precisione le risorse assegnate e lo stato amministrativo dei progetti, ma non bastano ancora a rispondere alla domanda più importante per i cittadini: quanto funzionano i servizi realizzati con quei finanziamenti? Per una valutazione completa servirebbe conoscere, Comune per Comune, quali servizi siano già pienamente operativi, quanti cittadini li utilizzino, quali contratti siano ancora coperti dalle risorse dei progetti, quando scadano e quali costi dovranno essere sostenuti successivamente con fondi propri. Sul versante della sicurezza, sarebbero utili anche informazioni, nei limiti compatibili con le esigenze di protezione dei sistemi, sulle risorse organizzative dedicate alla cybersicurezza e sulla presenza di procedure di continuità operativa e di ripristino. Il PNRR ha accelerato una trasformazione che ormai riguarda le attività quotidiane della pubblica amministrazione. Nei Campi Flegrei ha mobilitato almeno 2,5 milioni di euro tra i quattro comuni analizzati. Conclusa la fase dell’investimento straordinario, il parametro più significativo non sarà però soltanto il numero di progetti completati nei dataset. Sarà necessario verificare se i servizi finanziati continueranno a funzionare nel tempo, se saranno effettivamente utilizzati dai cittadini e se i Comuni avranno risorse e competenze sufficienti per mantenerli aggiornati e sicuri.