POZZUOLI – «Allora, io ammetto tutto. Ne ho fatte cavolate dottore, però se mi devo prendere le colpe degli altri no! Dentro la caserma tutti sapevano, non potevi non sapere perché ci si stava dalla mattina alla sera insieme. Si finiva gli arresti e si andava a mangiare insieme, quindi tutti dovevano sapere… fino al comandante». Con queste parole l’appuntato della caserma Levante di Piacenza, Giuseppe Montella, si scaglia contro colleghi e superiori. Il suo racconto diventa un atto d’accusa nei confronti di Salvatore Cappellano, Angelo Esposito (l’unico che ha scelto il rito ordinario ndr), Giacomo Falanga (appuntato di Pozzuoli), Daniele Spagnolo e, soprattutto, contro il comandante di stazione Marco Orlando. Montella è stato arrestato insieme ai suoi colleghi per gravi reati come traffico di droga, tortura e estorsione nell’estate del 2020. Con l’inchiesta ‘Odysseus’, per la prima volta in Italia, è stata sequestrata un’intera stazione dell’Arma. Ieri è stata celebrata l’udienza per gli imputati che hanno scelto il rito abbreviato.

L’UDIENZA – L’appuntato Giuseppe Montella ha confermato le dichiarazioni già fatte negli altri interrogatori, ribadendo la condivisione delle responsabilità con i colleghi. L’appuntato, originario di Pomigliano D’Arco, ha però negato le accuse di torture e estorsioni. L’udienza di ieri è proseguita con l’interrogatorio del maresciallo Marco Orlando, ex comandante della stazione, anche lui imputato.