Una celebrazione solenne per San Sebastiano martire

CAMPI FLEGREI – Tutti riuniti per festeggiare e omaggiare San Sebastiano martire. I corpi della polizia municipale dei comuni flegrei si sono uniti per la prima volta in occasione della ricorrenza del Santo patrono dei vigili urbani. Chiesa gremita quella di Santa Maria delle Grazie a Pozzuoli, nel giorno del festeggiamento, la cui celebrazione è stata officiata dal vescovo della diocesi di Pozzuoli, Gennaro Pascarella. Presenti  i corpi della polizia municipale di Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida e Quarto, e i rispettivi sindaci: Vincenzo Figliolia (Pozzuoli), Ermanno Schiano (Bacoli), Francesco Iannuzzi (Monte di Procida) e i commissari prefettizi di Quarto Maria Grazia Nicolò, Savina Macchiarella, Carmelina Vargas, oltre alle varie autorità cittadine dei quattro comuni flegrei. Tanti i cittadini accorsi per una celebrazione austera e solenne nel giorno della morte del Santo martire.

 

LA VITA DEL SANTO – Secondo la leggenda il santo (nato nel 256) visse quando l’impero era guidato da Diocleziano. Sarebbe nato a Milano da padre di Narbona e da madre milanese, e fu istruito nei principi della fede cristiana. Si recò poi a Roma dove entrò a contatto con la cerchia militare alla diretta dipendenza degli imperatori. Divenuto alto ufficiale dell’esercito imperiale, fece presto carriera e fu il comandante della prestigiosa prima corte della prima legione, di stanza a Roma per la difesa dell’Imperatore. I prodigi di Sebastiano portarono alla conversione molti romani.

TRAFITTO E LASCIATO ALLE BELVE – Quando Diocleziano, che aveva in profondo odio i fedeli a Cristo, scoprì che Sebastiano era cristiano esclamò: “Io ti ho sempre tenuto fra i maggiorenti del mio palazzo e tu hai operato nell’ombra contro di me.”; Sebastiano fu quindi da lui condannato a morte. Fu legato ad un palo in un sito del colle Palatino, denudato, e trafitto da così tante frecce da sembrare un istrice. I soldati, al vederlo morente e perforato dai dardi, lo credettero morto e lo abbandonarono sul luogo affinché le sue carni cibassero le bestie selvatiche; ma non lo era, e Santa Irene, che andò a recuperarne il corpo per dargli sepoltura, si accorse che il soldato era ancora vivo, per cui lo trasportò nella sua dimora sul Palatino e prese a curarlo dalle molte ferite con pia dedizione. Sebastiano fu prodigiosamente sanato. Sorpreso alla vista del suo soldato ancora vivo, Diocleziano diede freddamente ordine che Sebastiano fosse flagellato a morte, castigo che fu eseguito nel 304 nell’ippodromo del Palatino, per poi gettarne il corpo nella Cloaca Maxima.

LE FOTO (di Enzo Buono)

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