di Fabio Postiglione

Il boss della camorra Rosario Pariante
Il boss della camorra Rosario Pariante

BACOLI – Lo ha guardato con quegli occhi teneri. Gli occhi innocenti che sono un bambino può avere. Mosso dalla curiosità, dalla stanchezza di una lunga fila in coda ha guardato suo nonno in volto che si trovava in un carcere e gli ha chiesto: «Ma tu chi sei?». Una frase diretta, spontanea. «Lui non mi conosceva, io non avevo visto quando era nato, non sapevo come fosse dal vivo e questa frase mi ha aperto un mondo e mi ha fatto riflettere». Da quel giorno, da quel colloquio, un boss, un killer della camorra, è diventato un pentito eccellente, uno di quelli capaci di spaccare un clan. È la breve storia di Rosario Pariante, ex ras del clan Di Lauro prima e degli scissionisti dopo, che lui stesso ha raccontato in un’aula di giustizia del Tribunale di Napoli.

 

LA RICHIESTA DI CONDANNA – Il pubblico ministero della Dda ha tenuto lunedì 29 settembre la sua requisitoria davanti al Gup Amelia Primavera per uno stralcio del processo sul duplice omicidio di Fulvio Montanino e Claudio Salierno ammazzati nell’ottobre del 2004 a Scampia. Per questo delitto sono alla sbarra Raffaele e Francesco Abbinante, Vincenzo Pariante, Rosario Pariante, collaboratore di giustizia, Lucio Carriola. Alla sbarra anche Cosimo Di Lauro ma per il raid armato nelle Case Celesti nel novembre del 2004. I fratelli Abbinante e Vincenzo Pariante rischiano trent’anni di carcere, il pentito Pariante 8 anni, con l’attenuante della collaborazione. Per Lucio Carriola 6 anni per favoreggiamento in quanto avrebbe incendiato i vestiti dei killer.

 

IL PENTIMENTO DI PARIANTE – «Ho scelto di collaborare con lo stato e questa scelta ho deciso di continuare ad intraprenderla» ha detto il pentito Rosario Pariante. Ieri il pubblico ministero della Dda, Stefania Castaldi, per la prima volta ha chiesto per lui una pena ridotta chiedendo al giudice l’attenuante prevista per i collaboratori di giustizia. Così per un duplice omicidio la Procura ha chiesto per lui otto anni di reclusione. Spetterà adesso al giudice per le udienze preliminari ritenere se le sue dichiarazioni, che sono state depositate nel corso della prima udienza, siano o meno incisive, credibili. Quando si sparse la voce che Pariante si era pentito la camorra dell’area nord ha iniziato a tremare. È uno dei primi ras, realmente di spessore, ad aver deciso di passare dalla parte dello Stato. Questo vuol dire che le sue accuse potrebbero per sempre incastrare capiclan della caratura di Paolo Di Lauro, Raffaele Amato, i fratelli Abbinante, i Licciardi e anche alcuni esponenti dei Lo Russo di Miano. Il pregiudicato ha gestito per anni gli affari della zona di Bacoli proprio per conto dei clan della zona a Nord di Napoli. Traffici di sostanze stupefacenti, estorsioni e anche omicidi commessi in nome e per conto del “Dio denaro”.