Carlo Avallone

POZZUOLI – Dopo le condanne all’ergastolo dei boss Gennaro Longobardi, Gaetano Beneduce, Nicola Palumbo, Salvatore Cerrone; gli arresti dei fratelli Antonio e Andrea Ferro, di Napoleone Del Sole e in ultimo di Ferdinando Aulitto, capi clan che hanno agito per anni sotto il cartello dei “Longobardi-Beneduce”, a Pozzuoli e Quarto sono scesi in campo i “cani sciolti”, come nel caso del gruppo di Carlo Avallone, il “fantasma” e del giovanissimo Ismaele Gaudino, gruppi violenti ma poco solidi nati e morti in pochi mesi tra i quartieri di Monterusciello e Licola. E’ la sintesi della relazione della Direzione Investigativa Antimafia che ha fotografato lo scenario camorristico nell’area flegrea dove sulla sponda Bacoli-Monte di Procida è ancora vivo il clan capeggiato da Genny Pariante e dallo zio Vincenzo.

Ferdinando Longobardo

IL FENOMENO – Nei comuni di Pozzuoli e Quarto, la detenzione in carcere di boss e affiliati di rango dei Longobardi-Beneduce ha consentito a personaggi emergenti di organizzare gruppi criminali aggregando pregiudicati ed ex affiliati. La DIA fa riferimento, in particolare, proprio al gruppo di Carlo Avallone, catturato a Pescopagano il 24 dicembre 2017 e agli arresti per estorsione di Ferdinando Longobardo, fratello del boss; di Salvatore Carullo, sposato con una delle figlie di Gennaro Longobardi e di Marco Vaccaro.

BACOLI – Negli altri due comuni flegrei, Bacoli e Monte di Procida, secondo gli 007 della DIA risulta ancora attiva l’organizzazione criminale Pariante, che fa capo a Genny, figlio del capostipite Rosario, detenuto e pentitosi nel 2014, ed allo zio Vincenzo, quest’ultimo tornato in libertà il 6 dicembre 2017, a seguito dell’annullamento della condanna all’ergastolo e della scadenza dei termini di custodia cautelare.