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Un momento della presentazione alla Casina Vanvitelliana (foto Pacosmart)

di Manuela L.Cuccurese
BACOLI –
In una Casina Vanvitelliana gremita e illuminata come solo nelle grandi occasioni, la giovane poetessa bacolese Federica Russo ha presentato al pubblico la sua opera prima (ed. Drawup), dall’evocativo titolo “Contemplare”, raccolta poetica composta da trentotto componimenti per lo più di ispirazione autobiografica, legati dal sottile filo rosso dell’amore.
Ieri poeriggio il Sindaco Ermanno Schiano e l’assessore ai Beni Culturali Flavia Guardascione, nel dare il benvenuto ad una folta platea fatta soprattutto di giovani, hanno plaudito in particolare al coraggio della ventunenne autrice di intraprendere e perseverare in un campo letterario diventato ormai sempre più di nicchia in un tempo e in una società in cui tutto è vissuto e consumato freneticamente, sentimenti compresi; in un mondo in cui gli adulti consigliano di fare medicina o ingegneria sempre e comunque, ai figli e nipoti in procinto di intraprendere la carriera universitaria, con buona pace delle loro reali inclinazioni e sogni.

IL SOGNO – Invece il sogno di Federica, oggi iscritta alla Facoltà di Lettere della Federico II, è sempre stato quello di diventare una poetessa; ha cominciato a scrivere poesie a 14 anni perché «per me tutto è poesia, tutte le cose che ci riguardano, anche le più banali; è poi il modo in cui le scriviamo ed esprimiamo che le rende poetiche», dice la Russo. Dice anche di non essere una ragazza particolarmente loquace e che la poesia è sempre stato il suo modo più spontaneo e naturale per dire ciò che ha da dire, perciò questi suoi componimenti sono scritti di getto. In effetti la sua è una scrittura molto istintiva ed incalzante che non risponde ad alcuna regola o filtro formale di versificazione, se non alla stringente esigenza di dire ciò che sente; quindi usa con leggerezza e del tutto liberamente le più svariate forme e strutture linguistiche, compresa la lingua napoletana che Federica ritiene in grado di andare dritto al nocciolo delle cose con innata immediatezza.

CAMBIATA LA POESIA – D’altronde, afferma la scrittrice e poetessa Angela Schiavone nel suo intervento, oggi la poesia è cambiata radicalmente rispetto al passato, uscendo dai rigidi schemi tradizionali, appropriandosi anche delle forme proprie della lingua parlata, e lasciando finalmente spazio alla creatività. Perché il suo vero compito è quello di essere il campo libero in cui l’uomo può dire la verità, raccontare la realtà così come la vede, così come la sente. Soprattutto in un mondo in cui la frenesia della vita quotidiana impedisce di fermarsi e guardarsi davvero dentro e intorno, insomma di “contemplare”.

LE FOTO (di Pacosmart)

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