di Simona Vitagliano

Un tipico acquario domestico
Un tipico acquario domestico

ACQUARI – E’ stata Napoli la sede del primo acquario italiano mai realizzato, nato nel 1874 per volontà del naturalista tedesco A. Dohrn. L’interesse verso questo mondo è sicuramente poco “antico” ed è per questo, forse, che c’è ancora poca informazione e che nuove metodologie di conduzione sono continuamente sperimentate e confrontate tra gli appassionati. E’ importante però analizzare molti miti e “tradizioni” da sfatare.

ESIGENZE DI SPAZIO – Il passo più facile per avvicinarsi a questo mondo è sicuramente, per molti, portare a casa il “classico” pesciolino rosso. Quello che non tutti sanno però è che questi piccoli amici non solo sono molto longevi, ma hanno anche esigenze ben specifiche. Innanzitutto di spazio. Ci sono molte teorie sul quantitativo di spazio per “grandezza della specie”, ma la verità è che si percepisce ad occhio che ci sono abili nuotatori, come i pesci rossi, che hanno bisogno di parecchio spazio, e nuotatori meno incalliti, come i Betta Splendens (Pesci Combattenti), che hanno in merito esigenze minori, anche se non è da confondere il “meno spazio” con il “poco spazio”. Ci si lascia ingannare facilmente dalle piccole dimensioni di questi animali e, troppo spesso, finiscono in vaschette di pochi litri o, addirittura, nelle classiche “bocce”. E’ un enorme errore non informarsi sul tipo di animale che si sta portando a casa perchè si rischia di fornirgli una cattiva qualità di vita lasciandolo costretto in dimensioni e condizioni innaturali, bloccandogli persino la crescita. Avviare un acquario infatti è un impegno serio e non sempre semplice soprattutto per i neofiti: bisogna tenere presente che si sta per dar vita a un ecosistema ex novo! Ed esattamente come per noi umani esistono varie razze, esigenze, colori della pelle e habitat diversi, così per gli amici acquatici esistono numerose differenziazioni, e bisogna stare attenti a riprodurre un biotopo il più fedele possibile e a non mischiare razze e organismi con esigenze troppo differenti tra loro o che potrebbero entrare in conflitto.

GLI EMENDAMENTI – Come per tutti gli ecosistemi, ci vuole un po’ di tempo prima che la vita prenda forma ed equilibrio. E ci vogliono le premesse giuste. Nel 2005 sono nati i primi emendamenti a favore della salute animale riguardanti gli amici acquatici, partendo da Firenze e Roma ed estendendosi poi anche ad altri comuni e regioni, diventando un input generale di riflessione sulle condizioni in cui, “per tradizione” o “perchè si è sempre fatto così”, spesso si ospitano gli animali. Nel “Regolamento Comunale sulla “Tutela degli animali”  tra le altre cose, si legge: 1 Il volume dell’acquario non dovrà essere inferiore a due litri per centimetro della somma delle lunghezze degli animali ospitati ed in ogni caso non dovrà mai avere una capienza inferiore a 30 litri d’acqua. 2 E’ vietato l’utilizzo di acquari sferici o comunque con pareti curve di materiale trasparente. 3 In ogni acquario devono essere garantiti il ricambio, la depurazione e l’ossigenazione dell’acqua, le cui caratteristiche chimico-fisiche e di temperatura devono essere conformi alle esigenze fisiologiche delle specie ospitate. Sono state incluse anche norme per le vasche da esposizione dei negozianti e l’assoluto divieto di mettere animali in palio in fiere, lotterie, sagre e luna-park. La Cassazione ha ribadito che tutti gli organi di Polizia Giudiziaria sono competenti per i reati in materia ambientale e di tutela animali per cui il comando dei Carabinieri, il Corpo Forestale dello Stato, la Polizia e la Guardia di Finanza sono tutti organi preposti ad intervenire qualora si debba presentare una denuncia.

Le piante aiutano la qualità dell'acqua
Le piante aiutano la qualità dell’acqua

LINEE GUIDA GENERALI – Assodato quindi che ci sono delle regole ben precise da tener presente per dare una vita degna di essere vissuta ai nostri amici, ci sono linee guida che sono comuni per tutti i tipi di biotopi che si vogliono realizzare. Evitare il sintetico e prediligere arredi e fondali naturali in linea con il biotopo scelto. Evitare di inserire in vasca elementi di propria iniziativa poiché alla lunga qualunque materiale in acqua si deteriora o rilascia sostanze, che potrebbero, se inadatte, avvelenare gli ospiti (ad esempio inserire in acquari d’acqua dolce conchiglie trovate in spiaggia è pericoloso per il rilascio di sali in acqua). Evitare di stressare gli ospiti, sballottandoli qui e là durante cambi d’acqua eseguiti male oppure “buttandoli” senza troppo pensarci da un ambiente ad un altro completamente diverso (l’inserimento di un nuovo ospite in acquario va fatto gradualmente e con le dovute accortenze, evitando sbalzi di temperatura e di valori chimici), picchiettando troppo forte sui vetri producendo importanti vibrazioni nell’acqua o costringendo a vivere insieme organismi con esigenze diverse o con aggressività reciproche (I Betta ad esempio prediligono vita solitaria). Evitare cambi d’acqua totali sballottando gli ospiti in bicchieri di carta, prediligendo cambi parziali aiutandosi con un filtro che stia costantemente in funzione. L’idea è di evitare che si crei una situazione simile a una stanza chiusa dove prima o poi l’ossigeno scarseggia e l’aria diventa viziata tentando di arearla spesso attraverso una finestra.

LA PREPARAZIONE – E’ importantissimo che prima di inserire ospiti in vasca sia tutto arredato in gran parte e che l’acqua sia rimasta a “girare” attraverso il filtro e a ossigenarsi grazie alle piante per oltre due settimane, un mese è l’ideale. E’ importante dare anche un’illuminazione adeguata per la sintesi delle piante, magari aiutandosi con un timer che scandisca con regolarità la luce che “albeggia” e “tramonta”. Questo per aiutare la formazione dei batteri aerobi (a contatto con l’ossigeno) e anaerobi (in assenza di ossigeno, nella parte più profonda del substrato, se c’è, e/o del filtro) che contribuiscono al ciclo della vita all’interno del nostro nuovo ecosistema, facilitando l’assorbimento del materiale organico in eccesso e contribuendo all’abbassarsi del livello di nitriti e nitrati all’interno dell’acqua che, insieme all’ammoniaca, sono i valori più importanti da tenere sotto controllo per evitare che i nostri piccoli amici ne risentano, soffrendo spesso fino a morirne.

Un tipico pesce di acqua dolce
Un tipico pesce di acqua dolce

LA QUALITA’ DELL’ACQUA – In commercio è possibile anche trovare dei test che forniscono una stima del punto di maturazione dell’acqua. Non inserire mai troppi organismi per volta per non caricare l’ambiente con eccessivo materiale organico (anche i nostri amici squamati fanno i loro bisogni! E se l’ambiente non è maturo a sufficienza l’acqua finirebbe per inquinarsi e avvelenerebbe in poco tempo i suoi abitanti) Abbondare di piante e, qualora il biotopo lo consenta, inserire anche “pesci pulitori” (come i Corydoras) e gasteropodi d’acqua (come Ampullarie o Planorbarius Corneus) in modo che ci sia sempre un buon apporto di ossigeno e che l’acqua, come per noi l’aria, sia sempre purificata. E’ un modo anche per tenere vetri e fondale più puliti, opportunamente scandagliati da questi simpatici ospiti. Accertarsi sempre degli animali e delle piante che si scelgono di ospitare, valutandone la compatibilità con il biotopo riprodotto. Non dare mai troppo cibo per volta ma solo piccole quantità velocemente consumabili dagli abitanti, ed evitare quanto più possibile prodotti chimici troppo aggressivi per la cura degli ospiti e dell’acqua.

LE TIPOLOGIE – Stabilite le linee generali è bene capire che tipo di ecosistema si vuole riprodurre e che tipo di gestione si è in grado di offrire. Si può optare per acquari d’acqua dolce freddi o tropicali, per acque salmastre o per acquari marini tropicali in cui però la cura da offrire è decisamente maggiore (sbalzi di salinità, ad esempio, possono portare problemi agli ospiti). Negli ultimi anni sono nati anche i biotopi riproducenti i nostri fondali marini, gli acquari “mediterranei” (MED), in cui gli ospiti possono essere trovati nei mercati del pesce delle nostre zone, salvandoli non solo da morte certa e dalla padella, ma offrendoci uno spunto di riflessione fantastico: infatti tutti i pesci che nelle vasche dei pescivendoli sono di un colore grigiastro, con gli occhi sgranati, vitrei e le bocche spalancate e sofferenti, nel momento in cui vengono opportunamente inseriti in vasca e cominciano ad ambientarsi, si colorano con toni vivacissimi e bellissimi che mai si sarebbero immaginati. Il tornare alla vita e l’allontanarsi della paura ricrea in loro quella tranquillità tale da “riprendere colore”, ed è un effetto strabiliante. Un esempio per tutti è quello del pesce pettine nostrano, che ha dei colori da far invidia ai più colorati pesci tropicali.

Un pesce mediterraneo tipico delle nostre acque
Un pesce mediterraneo tipico delle nostre acque

CONSAPEVOLEZZA – La consapevolezza è quindi l’elemento più importante per cominciare ad avvicinarsi a questo mondo, da cui poi derivano rispetto, scelta e gestione del biotopo e dei suoi abitanti. Si ringrazia Andrea Lauria per averci fornito alcune delle meravigliose immagini pubblicate e il sito di Acquariofilia Consapevole per aver fatto luce su molti degli argomenti citati ma non del tutto approfonditi. Il sito comunque è a disposizione per informazioni, chiarimenti e aggiornamenti fondamentali e utilissimi.