di Simona Vitagliano

La nutria è uno degli animali spesso abbandonati
La nutria è uno degli animali spesso abbandonati

AMICI ANIMALI  – Le stime riguardanti l’abbandono di cani e gatti in questa caldissima estate 2015 hanno parlato chiaro sin dal primo ponte estivo: dal 30 maggio al 2 giugno infatti l’Aidaa ha dichiarato l’abbandono di già oltre 350 cani. La LAV inoltre, in un’intervista, ha dichiarato che l’abbandono degli animali, oltre che reato e potenziale rischio per la viabilità, è anche ulteriore motivo di dispendio economico poiché, per aiutare gli animali ritrovati, è stato stimato che si spendono circa 20 milioni di euro l’anno. Tutto per un 20% di animali abbandonati per i quali si può intervenire perché, purtroppo, il restante 80% è condannato a morire di stenti o sotto le ruote di qualche auto. Ma c’è un fenomeno che passa in sordina: quello che riguarda l’abbandono di piccoli animali.
PICCOLI ANIMALI – Sempre più frequentemente infatti vengono ritrovati animali tropicali, ad esempio, non autoctoni delle nostre zone, abbandonati nei nostri mari o sui nostri territori. Una tartaruga Trachemys, ad esempio, fu ritrovata qualche mese fa nella foresta di Cuma ed un’altra, recentemente, su una spiaggia libera di Licola Mare. Questo tipo di tartarughe, carnivore e predatrici, vengono vendute da negozianti senza scrupoli, senza minimamente accennare, agli ignari acquirenti, che diventeranno enormi e che hanno particolari esigenze di gestione e, in primis, di spazio. Molto spesso, quindi, in molti, abbandonano questi esemplari dove capita, senza sapere di fare, con questo gesto già di per sé disumano, molti danni anche alla comunità. Le Trachemys non appartengono al nostro territorio, e già questo basterebbe a doversi passare più volte la mano sulla coscienza, ed oltretutto spesso non riescono a sopravvivere perché in inverno il nostro clima è molto freddo per loro. In più quelle che ce la fanno cominciano a formare piccoli nugoli che hanno creato anche problemi. L’anno scorso a Rimini, ad esempio, una piccola popolazione di Trachemys, creatasi dopo plurimi abbandoni in un parco, ha fatto strage di anatroccoli! E’ quindi sempre bene informarsi sul tipo di animale che si sta adottando/comprando/scegliendo di portare a casa, come sarebbe giusto che i negozianti siano competenti ed onesti e affidino gli animali solo a chi ha le potenzialità e l’interesse di tenerli e curarli per tutto il corso della vita (queste tartarughe vivono anche oltre 30 anni!). Per gli altri che oramai “il guaio l’hanno fatto” c’è la Stazione zoologica Anton Dohrn nella Villa Comunale a Chiaia che ha anche un reparto per l’aiuto di tartarughe, il “Turtle Point”, per specie autoctone e non. Per ogni info la linea diretta è al numero 081/5833111. Anche altri tipi di animali sono stati ritrovati abbandonati, tra cui qualche esemplare di pesce pagliaccio (il protagonista di “Nemo”, per intenderci), sempre tropicale, nei mari siciliani, qualche tempo fa. Anche loro non autoctoni del nostro territorio e destinati a morte quasi certa nei periodi invernali. Ma l’essere umano non si è fatto scrupoli nemmeno ad abbandonare serpenti, iguane ed altri rettili potenzialmente non solo non autoctoni ma, in qualche caso, anche pericolosi. Troppe persone acquistano animali senza farsi tanti problemi per poi rendersi conto che la gestione e l’accudimento porta via molto più tempo e denaro del previsto! Per non parlare dei roditori.

I RODITORI – La AAE ha dichiarato che moltissimi di questi piccoli vengono abbandonati sempre più spesso, di qualunque specie, razza, provenienza siano. “Conigli, cavie e altri piccoli roditori abbandonati per strada, nei parcheggi, in gabbia, sotto al sole, davanti ai negozi, negli ambulatori veterinari, nei canili…. Sopravvissuti a gestioni lager al freddo, venduti come cibo vivo, abbandonati dopo mesi o anni di trascuratezza e di cattiva nutrizione. Rinchiusi in gabbie piccole e sporche senza la possibilità’ di uscire ne’ di socializzare. L’Associazione Animali Esotici lotta per rispondere al problema crescente degli abbandoni dei conigli, cavie e altri piccoli animali e per contribuire ad una corretta informazione sulla loro gestione. Meno visibili di cani e gatti (e forse per questo meno importanti), le loro abitudini ed esigenze, cosi’ come le loro espressioni di dolore, sono spesso non conosciute e ignorate. Le segnalazioni telefoniche o via mail che arrivano ogni settimana ad AAE sono in crescente aumento, non solo da parte di privati, ma anche da parte di grandi associazioni o di canili e gattili e centri di recupero comunali, che si trovano ad accogliere ormai anche conigli e piccoli roditori non sapendo come gestirli.” Nicolò Muzzio, responsabile delle sezioni “criceti” e “piccoli roditori” della AAE (Associazione Animali Esotici), ci ha aiutato a far luce sulla questione con una dichiarazione. «Purtroppo molte persone quando ci scrivono per cederci gli animali come alternativa ci dicono che li libererebbero in campagna o in qualche parco… perchè hanno l’idea completamente sbagliata che un topolino, un ratto o un coniglio, essendo in certi contesti ed ambienti presenti in natura, allora sopravvivrebbero… Questo però è ben lungi dalla realtà, per diversi motivi, tra i quali il fatto di non essere nel loro habitat ma soprattutto di non essere più abituati a procacciarsi il cibo da soli o a difendersi dal clima o eventuali predatori, essendo nati e cresciuti in cattività».
Il CASO NUTRIE – Inoltre si può prendere come esempio la difficoltà che si è verificata a causa dell’ “invasione” delle nutrie, non appartenenti al nostro territorio eppure improvvisamente moltiplicatesi a causa di vari fattori (tra cui anche abbandoni). La loro presenza ha portato a importantissimi cambiamenti a livello di ecosistemi completamente stravolti in alcuni casi. Tutto questo fino ad arrivare a conclusioni drastiche da parte del WWF che, qualche tempo fa, ne sosteneva addirittura la mattanza per salvaguardare la biodiversità dei nostri territori. L’abbandono degli animali quindi non solo è contro la legge e contro l’etica morale ma è contro qualunque legge naturale ed è un danno, molto spesso, per il nostro stesso ambiente.