«A Pozzuoli necessario un “modello-Friuli” per le vittime del bradisismo»
POZZUOLI – Riceviamo e pubblichiamo: «Gentile Redazione, nei giorni in cui l’Italia ricorda il terremoto del Friuli del 1976 e il modello di ricostruzione nato a Gemona, ancora oggi considerato esempio di collaborazione tra istituzioni e cittadini, desideriamo richiamare l’attenzione sulla situazione che stanno vivendo centinaia di famiglie di Pozzuoli e dell’area flegrea. Come molte altre famiglie, siamo stati esclusi dall’accesso ai contributi, previsti dal Decreto 13 dicembre 2024, destinati alla messa in sicurezza degli edifici non per gravi abusi strutturali, ma per difformità interne minori, carenze documentali o problematiche istruttorie che, in numerosi casi, sembrano potenzialmente sanabili o integrabili. Nel nostro caso, modifiche interne regolarmente comunicate mediante pratiche edilizie depositate presso il Comune sono state successivamente ritenute non adeguatamente documentate nell’ambito delle istruttorie relative ai contributi.
Il Sindaco di Pozzuoli, in varie interviste, ha affermato che molti rigetti sarebbero derivati dal mancato adeguamento o dalla mancata regolarizzazione delle criticità contestate nel corso dell’istruttoria. Tuttavia, molti proprietari hanno avuto conoscenza diretta delle problematiche relative alle proprie unità immobiliari soltanto al momento della comunicazione del rigetto finale, pur essendo destinatari diretti del provvedimento di esclusione dai contributi. Va inoltre evidenziato che anche tecnici e professionisti di comprovata esperienza sembrano essersi trovati in difficoltà rispetto alle procedure e alle richieste istruttorie formulate nell’ambito dell’accesso ai contributi. Questo rende necessaria una riflessione sulla chiarezza e sulla semplificazione delle procedure burocratiche in un settore così delicato per la sicurezza del territorio e delle famiglie. Il rischio concreto è che numerose famiglie residenti in un territorio interessato dal bradisismo restino escluse dagli interventi di sicurezza e miglioramento degli edifici proprio a causa di problematiche amministrative o documentali non necessariamente collegate a reali criticità strutturali. Per questo riteniamo necessario aprire un confronto pubblico e istituzionale sulla possibilità di: prevedere una finestra integrativa o di regolarizzazione per le pratiche interessate; distinguere tra gravi difformità strutturali e irregolarità minori o documentali; evitare che rigidità burocratiche compromettano la finalità pubblica della misura, che è innanzitutto la sicurezza degli edifici, delle famiglie e del territorio; affrontare con equilibrio il rischio sociale e abitativo derivante dall’esclusione di un numero così elevato di famiglie dai contributi per la messa in sicurezza; promuovere una efficace iniziativa istituzionale nei confronti del Governo affinché vengano previsti strumenti più flessibili di integrazione, regolarizzazione e sostegno per le famiglie coinvolte. Il “modello Friuli” nacque anche dalla capacità delle istituzioni di accompagnare concretamente cittadini e comunità nella ricostruzione e nella messa in sicurezza del territorio, evitando che rigidità burocratiche impedissero il raggiungimento degli obiettivi di sicurezza collettiva. Confidiamo che anche nel territorio flegreo possa aprirsi una riflessione seria, equilibrata e responsabile su un tema che riguarda centinaia di famiglie, la sicurezza delle abitazioni e la convivenza civile in un territorio delicato e complesso come il nostro.» (Carlo Paolantonio – Ester Vacca)



























