Close
Pozzuoli Primo Piano

Dopo l’occupazione emerge lo scempio all’ISIS Tassinari di Pozzuoli. La delusione della preside «Peggio del terremoto»

Dopo l’occupazione emerge lo scempio all’ISIS Tassinari di Pozzuoli. La delusione della preside «Peggio del terremoto»
  • Pubblicato7 Novembre 2026

POZZUOLI – Pareti appena tinteggiate sporcate con le impronte di scarponi; monitor, computer, digital board, tastiere, mouse danneggiati e rubati; sedie e banchi distrutti; il fuoco acceso con la carbonella in un’aula; neon e pannelli del controsoffitto divelti, muri spaccati, armadietti divelti, estintori svuotati. Un’ondata di devastazione ha colpito l’ISIS Tassinari di Pozzuoli, occupato per dieci giorni dagli studenti e terminata ieri dopo l’intervento della polizia che ha liberato l’istituto in maniera tranquilla e senza procedere ad alcuna identificazione. Danni denunciati dalla dirigente scolastica Annalisa Illiano che, attraverso un dossier fotografico, ha espresso il proprio rammarico per quanto accaduto «L’occupazione è stata decisa da un gruppo di studenti, poi appoggiati da tutti gli altri, anche se nei giorni immediatamente precedenti era stato detto loro che avrebbero potuto organizzare forme più costruttive di protesta, nella forma dell’autogestione. Attendevamo che ci presentassero un programma, così da poter concordare insieme le modalità di realizzazione dell’autogestione. Invece, hanno inaspettatamente occupato la scuola. – ha spiegato Illiano – L’occupazione di tutti i locali scolastici è stata decisa e realizzata con la stessa leggerezza con cui tanti loro coetanei e, spiace dirlo, anche numerosi adulti, ritengono che si tratti di una forma tollerabile di protesta, o anche di una sorta di rito romantico di passaggio che prima o poi devono fare tutti.»

LA DELUSIONE – In una lettera aperta la preside ha espresso tutto il proprio rammarico per gli atti vandalici condotti dai propri studenti, che hanno tradito la sua fiducia e quella degli insegnanti «Mi sento in dovere, – ha aggiunto – di ricordare che l’occupazione di uffici pubblici e la conseguente interruzione di pubblico servizio sono reati che nessuno dovrebbe più minimizzare. Si tratta di atti gravi che, negli anni, non hanno avuto conseguenze in sede penale e civile solo perché le varie istituzioni sono state comprensibilmente molto caute, trattandosi di ragazzi, per lo più minorenni. Il problema è che questo atteggiamento di generale amnistia ha diffuso nell’immaginario collettivo una sorta di mito dell’occupazione come forma di protesta giovanile destinata a rimanere impunita. In questi giorni ho sentito genitori che dicevano di appoggiare i figli in occupazione e anche qualche insegnante che sottolineava, sui social, più le giuste motivazioni della protesta che l’illegittimità della forma con cui veniva portata avanti. Non serve scomodare la pedagogia o la psicologia per capire quanto questo relativismo morale danneggi i giovani che stanno crescendo. Non ci possono essere dubbi nel dichiarare sbagliata o illegittima un’azione se oggettivamente lo è. Una motivazione giusta o ritenuta tale non conferisce in alcun modo legittimità ad un’azione illegittima. Lo insegniamo a scuola nelle ore di educazione civica, lo ripetiamo nei tanti incontri sulla legalità. Come possiamo, poi, al primo banco di prova, tollerare un simile comportamento senza perdere in coerenza e credibilità?»

I DANNI – Nella lunga lettera rivolta a genitori e alunni, Annalisa Illiano esprime il proprio dissenso anche di fronte alla leggerezza mostrata proprio dai genitori che hanno avallato l’occupazione «Prima ancora di parlare degli atti vandalici, dobbiamo dunque partire da un principio fondamentale: l’occupazione è un atto illegittimo e non può essere considerata una forma di protesta tollerabile. – ha detto – Gli adulti e le istituzioni hanno il dovere di condannarla con fermezza e senza ambiguità. Durante i giorni dell’occupazione, molti docenti sono riusciti a parlare con chi era dentro, hanno cercato inutilmente di convincerli a lasciare la scuola, o a consentire l’accesso almeno agli uffici, per non paralizzare completamente l’attività amministrativa. Non hanno voluto sentire ragioni. Il loro portavoce, in contatto con gruppi esterni non meglio identificati, ha continuato a ripetere che “dovevano dare più fastidio”, impedendo l’accesso alla sottoscritta e al personale. Di contro, gli studenti promettevano di tenere la scuola pulita e di non danneggiarla. Oggi, dopo che la scuola è stata sgomberata, si è aperto davanti ai nostri occhi increduli uno scenario di distruzione, che mai avremmo potuto immaginare. Tutte le pareti imbiancate poche settimane fa, durante i lavori di ripristino successivi alla scossa del 31 luglio, erano sporche, per lo più di impronte di scarponi; sono stati rotti, o rubati, monitor, computer, digital board, tastiere, mouse; sono state distrutte sedie e banchi; in un’aula hanno acceso un fuoco con la carbonella, annerendo tutto; hanno divelto alcuni neon dal soffitto e alcuni pannelli di controsoffitto, spaccato dei muri, rotto armadietti e cassette del primo soccorso, svuotato quasi tutti gli estintori. Hanno otturato i water e lasciato ovunque sporcizia, resti di spinelli, preservativi usati. Mi sono ricordata, entrando in quella devastazione, del 3 agosto, il giorno in cui ci trovammo di fronte ai danni provocati dal sisma del 31 luglio, un momento durissimo e di forte sconforto, seguito poi da mesi di lavori e sforzi per assicurare il rientro a scuola. Ebbene, oggi è stato peggio. Gli studenti e le studentesse del Tassinari che sfregiano o lasciano sfregiare senza far nulla la loro scuola sono stati per me un colpo più duro del terremoto. Non sarà facile ripristinare tutto in tempi brevi, non so chi pagherà per i danni, come e chi farà le riparazioni. Eppure la cosa che mi ferisce di più in questo momento è vedere tutte quelle impronte di scarpe sulle pareti, quelle che avevamo ritrovato candide e pulite due settimane fa. Il simbolo di una scuola che si rialza, dopo il terremoto, più bella di prima, per i ragazzi. E loro l’hanno presa a calci.»

LE FOTO