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POZZUOLI/ Il codice 22 e le logiche del branco: chi sono i baby ultrà che arrivano dal Rione Toiano

POZZUOLI/ Il codice 22 e le logiche del branco: chi sono i baby ultrà che arrivano dal Rione Toiano
  • Pubblicato29 Ottobre 2026

POZZUOLI – «Siamo il quartiere più odiato perché ovunque andiamo siamo sempre a testa alta, perché ovunque andiamo non chiediamo, prendiamo e basta e soprattutto perché quando ci vedono abbassano la testa». È il guanto di sfida lanciato dai giovani del Rione Toiano, quelli che si riconoscono nel “22” che nella smorfia napoletana significa “O pazzo” ma che a Toiano riporta alla mente le gesta di Tonino o pazzo, killer di camorra. Giovanissimi che si mostrano sui social con collane d’oro giallo al collo, profili social ermetici, slogan criptici, bandiere nere e il numero “22” come segno di appartenenza. “Catturaci prima che ci cattura la pattuglia, tu stai nel mirino” e “per arrestarci ha mosso tutto il nucleo operativo” le canzoni dei rapper che accompagnano le foto in cui si ritraggono con il dito medio alzato e gli sguardi in segno di sfida. Hanno tutti età compresa tra 17 e 19 anni gli ultrà protagonisti delle violenze durante le quali è rimasto gravemente ferito il 34enne tifoso del Portici Mario Spedaliere.

IL CODICE – Si tratta di aggregati (spesso non desiderati) ai gruppi organizzati, giovanissimi tutti provenienti dal quartiere del Rione Toiano compulsati dalla voglia di mettersi in mostra attraverso la violenza, attuando quel codice ultrà che vuole lo scontro corpo a corpo con l’avversario. Il 22 accompagna i nomi di quasi tutti i profili social degli arrestati, tra cui c’è anche Emanuele Alfano, il 19enne che avrebbe colpito il Mario Spedaliere con una mazza da baseball alla tempia riducendolo in fin di vita. Logiche di affiliazione fomentate da un insano senso di appartenenza al proprio quartiere, per un fenomeno che quotidianamente viene messo in mostra su Instagram e Tik Tok dove il simbolo forte è impresso alla fine di ogni nickname: dopo il nome e cognome c’è il trattino basso accompagnato dal 22 che va a contrapporsi al numero 17 dei giovani di Monterusciello, il quartiere “nemico”, che richiama ul baby boss della “paranza dei bambini” Emanuele Sibilio, noto come “ES17”.

LO SPACCATO – In questo substrato di società che si muovevano i sette ultrà di Pozzuoli arrestati ieri dai poliziotti del Commissariato di Pozzuoli (diretti dal vicequestore Raffaele Esposito) e dai carabinieri della Compagnia di Pozzuoli (coordinati dal capitano Raffaele Castanò). Giovanissimi da sempre pronti a sfidarsi a colpi di mazze da baseball e spranghe per imporre la propria supremazia. Un odio crescente che si fomenta in settimana attraverso pagine e profili anonimi come gli Spotted su Instagram e che esplodono nei week end nelle piazze e nei punti caldi della movida flegrea. Uno spaccato di violenza in cui è cresciuto anche Gennaro Pio Volpe, 18 anni, anch’egli di Toiano e imparentato con soggetti organici ai gruppi criminali che gravitano sotto il cartello dei clan Longobardi e Beneduce di Pozzuoli. Dallo stesso quartiere provengono anche Emanuele Barretta, 19 anni e Giovanni Jonathan Pastore, 18 anni, nomi per nulla noti alle cronache e lontani dalla criminalità organizzata. Tra i minori denunciati ci sono tre 17enni sempre del Rione Toiano: G.A., D.C.V. E C.G., tra cui c’è il figlio di un piccolo imprenditore che offre servizi sanitari, mentre tra i denunciati ci sono un 15enne e due giovani di 18 e 21 anni. Dopo aver abbandonato gli studi anzitempo, vivono di piccoli espedienti e trascorrono le loro giornate tra le strade dei rioni a bordo di scooter fino a tarda notte, tra scorribande e sfide lanciate ai coetanei degli altri quartieri attraverso slogan e minacce. Una rabbia soppressa che domenica avrebbe trovato sfogo durante le violenze contro la tifoseria avversaria.