McTominay, aritmia “benigna” e ablazione: cosa sappiamo davvero e quando potrà tornare in campo?
a cura del dottor Gerolamo Sibilio
La notizia ha inevitabilmente richiamato l’attenzione dei tifosi del Napoli. La società ha comunicato che Scott McTominay, «in seguito all’insorgenza di una lieve aritmia benigna», sarà sottoposto a un intervento di correzione mediante ablazione con PFA (Pulsed Field Ablation), prevedendo il ritorno alla disponibilità dopo la pausa per le nazionali. Il comunicato è certamente rassicurante, ma necessariamente sintetico, anche nel rispetto della riservatezza del calciatore. Non possiamo quindi sapere dall’esterno quale aritmia abbia interessato McTominay, né sarebbe corretto cercare di ricostruire una diagnosi sulla base delle poche informazioni disponibili. Quando si parla del cuore di un atleta professionista è importante distinguere ciò che sappiamo da ciò che possiamo soltanto ipotizzare.
Che cos’è una “aritmia benigna”? Il nostro cuore batte più di 100.000 volte in una giornata. Quando il normale ritmo del cuore si altera, diventando irregolare, troppo veloce o troppo lento, si parla di aritmia. Questo termine comprende alterazioni del ritmo cardiaco molto diverse tra loro: dalle extrasistoli a varie forme di tachicardia sopraventricolare, fino alla fibrillazione atriale e ad aritmie più complesse. Definire un’aritmia “benigna” trasmette un messaggio rassicurante sulla prognosi, ma non permette di identificarne il tipo. Nel comunicato del Napoli non viene indicato il tipo preciso di aritmia né vengono resi noti, comprensibilmente, gli esami effettuati.
Che cosa succede in caso di aritmia cardiaca? Un’aritmia può essere del tutto asintomatica oppure provocare disturbi come batticuore, fiato corto, riduzione della capacità di sostenere lo sforzo e, talvolta, vertigini. Negli atleti professionisti alcune aritmie possono essere individuate anche durante i controlli cardiologici e il monitoraggio cui vengono regolarmente sottoposti. Lo sforzo fisico intenso, la disidratazione e le alterazioni degli elettroliti possono, in determinate circostanze, favorire alcune aritmie. Non sappiamo, tuttavia, se qualcuno di questi fattori abbia avuto un ruolo nel caso di McTominay.
Che cos’è e perché ricorrere all’ablazione? L’ablazione transcatetere è oggi una procedura consolidata per il trattamento di numerose aritmie. Attraverso sottili cateteri introdotti generalmente da una vena femorale e condotti fino al cuore, è possibile studiare l’attività elettrica cardiaca, individuare i meccanismi responsabili dell’aritmia e intervenire sul tessuto che ne consente l’insorgenza o il mantenimento. Nelle indicazioni appropriate le percentuali di successo sono generalmente molto elevate e, per alcune aritmie, l’ablazione rappresenta oggi una strategia terapeutica di prima scelta. Nel caso di McTominay è stata scelta la PFA, una tecnologia relativamente recente che, invece del calore o del freddo, utilizzati dalle tecniche tradizionali, impiega impulsi elettrici di brevissima durata per agire selettivamente sulle cellule cardiache individuate come bersaglio dell’ablazione. La PFA viene oggi utilizzata soprattutto nell’ablazione della fibrillazione atriale.
Questo dato, tuttavia, non consente di dedurre che McTominay abbia avuto una fibrillazione atriale: il comunicato della società non indica quale sia stata l’aritmia e non disponiamo di elementi clinici che permettano di formulare una diagnosi dall’esterno.
Quando potrà davvero tornare in campo? Il Napoli prevede che il centrocampista torni disponibile dopo la pausa per le nazionali. È un’indicazione positiva e lascia presumere che lo staff medico consideri favorevole il decorso previsto. Occorre però distinguere il recupero clinico dal ritorno alla competizione. Dopo un’ablazione senza complicanze si può tornare abbastanza rapidamente alle normali attività. Un calciatore professionista, però, deve affrontare allenamenti e partite caratterizzati da frequenze cardiache elevate, accelerazioni, sprint ripetuti e un notevole impegno cardiovascolare. Prima del ritorno alle gare assumono quindi particolare importanza il risultato della procedura, l’assenza di recidive dell’aritmia, l’eventuale terapia ancora necessaria e la risposta del cuore alla progressiva ripresa dello sforzo. I tempi dipendono inoltre dal tipo di aritmia trattata e dalla procedura effettivamente eseguita, informazioni che nel caso specifico non conosciamo. Aver superato positivamente la procedura e poter disputare novanta minuti di calcio professionistico non sono necessariamente la stessa cosa. Anche l’espressione utilizzata dalla società, “tornare disponibile”, va interpretata, a mio giudizio, per quello che dice: non necessariamente coincide con l’immediata possibilità di disputare un’intera partita e può comprendere una progressiva ripresa degli allenamenti e il reinserimento nel gruppo.
Prudenza, senza allarmismi. La parola “aritmia”, soprattutto quando riguarda il cuore di un atleta di altissimo livello, suscita inevitabilmente preoccupazione. Oggi, tuttavia, molte aritmie possono essere trattate con grande efficacia mediante ablazione e la previsione di un recupero relativamente rapido rappresenta certamente un elemento rassicurante. Allo stato attuale sappiamo soltanto quanto comunicato dalla società: McTominay presenta una “lieve aritmia benigna”, sarà sottoposto ad ablazione con PFA e il Napoli prevede il suo ritorno alla disponibilità dopo la pausa. Non conosciamo invece la diagnosi precisa, né possiamo stabilire dall’esterno i tempi effettivi del ritorno alla piena attività agonistica. A trasmettere fiducia, infine, sono le parole dello stesso McTominay: “Non sono preoccupato… ci vedremo presto, prestissimo”. Né allarmismo, dunque, né banalizzazione: quando le informazioni cliniche sono necessariamente limitate, rispettare la riservatezza dell’atleta e attenersi ai dati ufficialmente disponibili è la posizione più corretta.





























