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POZZUOLI/ Bimbo escluso dalla gita, insegnante racconta il calvario «Per lui la scuola era diventata un incubo»

POZZUOLI/ Bimbo escluso dalla gita, insegnante racconta il calvario «Per lui la scuola era diventata un incubo»
  • Pubblicato10 Luglio 2026

POZZUOLI – «Quando sono arrivato me lo hanno presentato quasi fosse un serial killer, mi dicevano le insegnanti “stai attento, è pericoloso”. Etichettare un bambino di dieci anni è una cosa assurda». A parlare a Cronaca Flegrea è Castrese Baiano, l’insegnante di sostegno del piccolo Luca (nome di fantasia), il bambino affetto da un disturbo neuropsicologico escluso dalla gita di fine anno organizzato dalla scuola “Elsa Morante” di Monterusciello. Un caso sul quale è in corso un’indagine da parte della Procura di Napoli coordinata dal pm Immacolata Sica. Baiano, insieme alla dirigente scolastica e agli insegnanti di italiano, matematica ed educazione fisica è stato ascoltato dagli inquirenti come persone informata sui fatti. «A me non hanno consentito di fare l’insegnante di sostegno, lì c’è una sorta di “nonnismo”, c’era una insegnante in particolare che accentrava le decisioni e tutti dovevano allinearsi a lei» racconta Baiano, che per due anni ha assistito Luca tra i banchi della IV e V elementare. «A quel bambino sono state negate le gite, è stato sempre escluso. L’ultima volta è stato escluso nonostante i genitori avessero pagato. Non l’hanno fatto salire sul pullman».

IL RACCONTO – Accuse pesanti davanti alle quali – ancora una volta – rimarchiamo la disponibilità del nostro giornale ad ospitare una eventuale replica e/o smentita della dirigenza scolastica dell’IC De Amicis-Diaz. «In tanti anni che faccio questo lavoro non ho mai visto cose del genere, mai visto un trattamento del genere nei confronti di un bambino di dieci anni». Non solo la gita negata, secondo Baiano ci sarebbero altri casi “anomali” avvenuti nel corso dell’anno scolastico «In scienze motorie gli veniva negato di urlare e sfogarsi come facevano gli altri bambini, la sua esuberanza tipica di un bambino di quell’età veniva vissuta quasi come un fastidio. “Adesso siediti sul tappeto, ora non giochi” gli dicevano trattandolo più come un adolescente che come un bambino di quella età».

LA SOFFERENZA – Baiano si commuove quando ricorda la sofferenza di Luca e le domande che il piccolo gli poneva «Perchè proprio a me? Cosa ho fatto di male?». Atteggiamenti che a detta dell’insegnante di sostegno e dei genitori del bambino hanno caratterizzato l’intero anno scolastico, culminati poi con l’episodio della gita che ha fatto scattare la denuncia e l’indagine della Procura «Le azioni di disturbo che nascevano dalla sua patologia le faceva, nella maggioranza dei casi, per attirare l’attenzione su di sé – racconta Baiano – ma resta il fatto che è pur sempre un bimbo molto sensibile che ha assorbito tutto ciò che accadeva e che a un certo punto si è trovato ad affrontare la scuola con il conto alla rovescia, sperando che quell’incubo finisse. E pensare che andava bene, conseguiva bei voti ma il pregiudizio ha ammazzato la sua vita scolastica».