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Curiosità

LA STANZA DEL CARDIOLOGO/ Colesterolo: quando i numeri guidano la cura e prevengono l’infarto

LA STANZA DEL CARDIOLOGO/ Colesterolo: quando i numeri guidano la cura e prevengono l’infarto
  • Pubblicato9 Luglio 2026

 a cura del dottor Gerolamo Sibilio

I numeri, già nell’antichità, hanno sempre avuto un ruolo nella Medicina. Permettono di misurare, confrontare e prendere decisioni basate su dati oggettivi, anziché su impressioni o intuizioni. Dalla pressione arteriosa alla glicemia, i numeri ci aiutano a monitorare la salute e a prevenire le malattie. L’andamento dei numeri nel tempo consente di capire se un paziente sta migliorando, peggiorando o rispondendo a una terapia. Per la pressione arteriosa, la frequenza cardiaca e la glicemia conta soprattutto mantenersi in un intervallo fisiologico. Esistono sia limiti superiori, sia limiti inferiori da rispettare. E’ ben noto, nella pratica clinica, che valori troppo bassi della pressione arteriosa, dei battiti del cuore e della glicemia possono essere fortemente dannosi per il nostro organismo. Per il colesterolo LDL (“il cosiddetto colesterolo cattivo”), riconosciuto dalla comunità scientifica come fattore causale della malattia aterosclerotica, la situazione è, al contrario, differente. Non è stato infatti mai identificato un valore di colesterolo LDL al di sotto del quale la sua riduzione diventi pericolosa o perda i suoi benefici clinici.

Perché ridurre il colesterolo LDL –  Il colesterolo LDL è la causa principale delle malattie cardiovascolari, che rappresentano la prima causa di mortalità nel mondo, con oltre 20 milioni di decessi nel 2025. Può essere curato con modifiche dello stile di vita e con farmaci innovativi (orali ed iniettivi), che possono ridurne i valori in maniera sorprendente (anche oltre l’85% dei valori di base). Tale intervento terapeutico segue il principio “più basso è, meglio è”(“the lower the better”). Abbassare il colesterolo LDL significa ridurre il rischio cardiovascolare, cioè la probabilità che una persona sviluppi una malattia del cuore o dei vasi sanguigni, come un infarto o un ictus. Le evidenze scientifiche dimostrano in maniera inequivocabile che, nei soggetti a rischio cardiovascolare elevato e molto elevato (es. quelli con diabete, insufficienza renale, sindrome coronarica cronica), più il colesterolo LDL si riduce, minore è il rischio di incorrere in una complicanza cardiovascolare. Per questo motivo le linee guida internazionali fissano obiettivi di colesterolo LDL da raggiungere sempre più bassi nei pazienti a rischio cardiovascolare elevato (<70 mg/dL) o molto elevato (<55 mg/dL). Nel gruppo di soggetti con ricorrenti ricoveri per infarto, angina o ictus, soggetti definiti a rischio cardiovascolare estremo, il colesterolo LDL target (cioè l’obiettivo terapeutico da raggiungere) è ancora più basso, al di sotto dei 40 mg/dL. Tale approccio terapeutico segue anche il principio di “quanto prima agiamo, meglio è” (“the sooner, the better“).

E’ importante rimarcare che i valori di normalità del colesterolo LDL dipendono dunque sempre dalle caratteristiche cliniche dei pazienti. Ben differenti sono i valori del colesterolo LDL da conseguire in pazienti “apparentemente sani” rispetto a quelli con diabete o a coloro che hanno già sofferto di un infarto.

Che cosa succede nella pratica clinica giornaliera – La criticità più rilevante è rappresentata dai referti di laboratorio. I valori di riferimento, in specie quelli del colesterolo LDL (i cosiddetti valori target), non sono uniformi e raramente indicano i diversi obiettivi da raggiungere in base al rischio cardiovascolare della persona. Il risultato è che i pazienti e, talvolta, anche i medici, possono interpretare erroneamente valori che, presi isolatamente, sembrano “normali”, ma che sono invece “elevati” in chi presenta un alto rischio cardiovascolare. I pazienti possono essere confusi e non avere quindi una chiara percezione del risultato degli esami che effettuano, sottovalutando il proprio rischio di ammalarsi di cuore. Questo può contribuire, tra l’altro, ad una ridotta aderenza nel tempo alla terapia. In pratica i pazienti non sono puntuali e continui nell’utilizzo dei farmaci prescritti. E’necessario pertanto, a mio giudizio, un urgente adeguamento dei laboratori pubblici e privati nel definire omogeneamente nei loro referti tutti i valori di normalità del colesterolo LDL in base al differente rischio cardiovascolare.

In conclusione il colesterolo in eccesso, in specie LDL, è un killer invisibile. Non dà sintomi clinici premonitori, che mettano in guardia su possibili futuri “eventi” cardiaci. Ma può essere sconfitto. L’obiettivo che dobbiamo perseguire è quello di una cura precoce, efficace, sicura e personalizzata. Ecco perché, nella lotta contro il colesterolo, i numeri assumono una rilevanza particolare per proteggere il cuore.